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venerdì 12 luglio 2019

Fuochi Fatui


Fuochi Fatui
Nel folklore, un fuoco fatuo (will-o’-the-wisp) è una luce fantasma atmosferica vista dai viaggiatori di notte, specialmente su paludi, laghi o acquitrini. In letteratura, il will-o'-the-wisp a volte ha un significato metaforico, ad es. descrivere una speranza o un obiettivo che porta a uno ma che è impossibile raggiungere, o qualcosa che si trova sinistro e confuso.
Will-o'-the-wisp appare nei racconti popolari e nelle leggende tradizionali di numerosi paesi e culture; famosi will-o'-the-wisp includono St. Louis Light in Saskatchewan, le luci di Marfa del Texas, le palle di fuoco Naga sul Mekong in Tailandia e la luce di Hessdalen in Norvegia. Anche il Messico ha due equivalenti. In uno si chiamano brujas (streghe), il folklore spiega che i wap o-the-wisp sono streghe che si sono trasformate in queste luci. La ragione di ciò, tuttavia, varia in base alla regione. Un'altra spiegazione si riferisce alle luci come indicatori di luoghi in cui sono sepolti oro o tesori nascosti che possono essere trovati solo con l'aiuto dei bambini, in questo sono chiamati luces del dinero (lucerne del denaro) o luces del tesoro (luci del tesoro). L'area paludosa del Massachusetts, conosciuta come il Triangolo Bridgewater, ha il folclore di sfere di luce spettrali e ci sono state anche moderne osservazioni di queste luci fantasma in quest'area. Il Fi follet (o feu-follet) della Louisiana è derivato dall'incubo/succube francese. La leggenda dice che il seguace è un'anima rimandata dai morti per fare la penitenza di Dio, ma invece attacca le persone per vendetta. Mentre partecipa principalmente a innocui atti maliziosi, il predecessore a volte ha risucchiato il sangue dei bambini. Alcune leggende dicono che fu l'anima di un bambino che morì prima del battesimo.  Will-o-the-wisp fa parte del folklore in Brasile, Argentina, Colombia, Venezuela e Uruguay. Boi-tatá (pronuncia portoghese: [bojtata]) è l'equivalente brasiliano del fuoco fatuo. Il nome deriva dalla vecchia lingua Tupi e significa "serpente di fuoco" (mboî tatá). I suoi grandi occhi infuocati lo lasciano quasi cieco di giorno, ma di notte può vedere tutto. Secondo la leggenda, Boi-tatá era un grande serpente che sopravvisse a un grande diluvio. Un "boiguaçu" (una grotta anaconda) lasciò la sua grotta dopo il diluvio e, nel buio, attraversò i campi depredando animali e cadaveri, mangiando esclusivamente il suo boccone preferito, gli occhi. La luce raccolta dagli occhi mangiati diede a "Boitatá" il suo sguardo infuocato. Non proprio un drago ma un serpente gigante (nella lingua madre, "boa" o "mboi" o "mboa"). In Argentina e in Uruguay il fenomeno del "fatuo" è noto come luz mala (luce malvagia) ed è uno dei miti più importanti del folclore di entrambi i paesi. Questo fenomeno è abbastanza temuto e si vede soprattutto nelle aree rurali. Consiste in una sfera di luce estremamente brillante che galleggia a pochi centimetri da terra. In Colombia, La Candileja è il fantasma di una viziosa nonna che ha cresciuto i suoi nipoti senza morale, e in quanto tale sono diventati ladri e assassini. Nell'aldilà lo spirito della nonna fu condannato a vagare per il mondo circondato dalle fiamme. In Trinidad e Tobago un Soucouyant è una "strega delle palle di fuoco" che è letteralmente una strega che assume la forma di una fiamma di notte. Questo spirito è, come le altre versioni, il male - Entra nelle case attraverso ogni spazio che riesce a trovare e beve il sangue delle sue vittime. Aleya (o luce fantasma della palude) è il nome dato a uno strano fenomeno di luce che si verifica sulle paludi come osservato dai bengalesi, in particolare dai pescatori del Bengala Occidentale e del Bangladesh. Questa luce di palude è attribuita a una sorta di apparizioni di gas di palude che confondono i pescatori, fanno perdere loro l'orientamento e possono persino condurre all'annegamento se si decide di seguirli spostandosi sulle paludi. Le comunità locali nella regione credono che queste strane luci palustri sospese siano in realtà delle luci fantasma che rappresentano i fantasmi del pescatore che è morto pescando. A volte confondono i pescatori e talvolta li aiutano a evitare pericoli futuri. Chir batti (luce fantasma), scritto anche chhir batti o cheer batti, è uno strano fenomeno di danza notturna che si verifica nelle notti buie segnalate dalle praterie di Banni, le sue paludi acquitrinose stagionali  e il deserto adiacente delle saline paludose del Rann of Kutch vicino al confine indo-pakistano nel distretto di Kutch, nello stato del Gujarat, in India. Gli abitanti dei villaggi locali li hanno visti volteggiare, a volte volare sfere di luce da tempo immemorabile e chiamarlo Chir Batti nella loro lingua Kutchhi-Sindhi, con Chir che significa fantasma e Batti che significa luce.
Fenomeni simili sono descritti nel folclore giapponese, tra cui l'Hitodama (letteralmente "Anima umana" come una sfera di energia), Hi no Tama (palla di fuoco), Aburagae, Koemonbi, Ushionibi, ecc. Tutti questi fenomeni sono descritti come palle di fuoco o luce, a volte associata ai cimiteri, ma presente in tutto il Giappone in un'ampia varietà di situazioni e luoghi. Kitsune, mitici demoni yokai, sono anche associati alla volontà del filo, con il matrimonio di due kitsune che producono kitsune-bi (狐 火), che letteralmente significa "Volpe di fuoco". Questi fenomeni sono descritti nel libro di Shigeru Mizuki del 1985, Graphic World of Japanese Phantoms (妖怪 伝 in giapponese).
Nel folclore europeo, queste luci sono ritenute spiriti dei morti, fate o una varietà di altri esseri soprannaturali che tentano di condurre i viaggiatori alla loro fine. Danesi, finlandesi, svedesi, estoni, lettoni, lituani e irlandesi e tra alcuni altri gruppi credevano che un fuoco fatato segnasse anche la posizione di un tesoro nel terreno o nell'acqua, che poteva essere preso solo quando il fuoco era lì. A volte erano necessari anche trucchi magici e anche la mano di un morto per scoprire il tesoro. In Finlandia e in molti altri paesi del nord, si credeva che l'inizio dell'autunno fosse il momento migliore per cercare foche e tesori nascosti sotto di loro. Si credeva che quando qualcuno nascondeva un tesoro, nel terreno, rendeva il tesoro disponibile solo al Saint John's Day e metteva il fatuo fuoco per indicare il luogo e l'ora esatta in modo che potesse venire a prendere il tesoro indietro. Per allora potrebbe essere realizzato con tesori.
Gli Aarnivalkea, nella mitologia finlandese, sono punti in cui una fiamma eterna associata alla volontà o al ciuffo brucia
Si dice che segnino i luoghi in cui è sepolto l'oro delle fate. Sono protetti da una magia che impedirebbe a chiunque di trovarli per puro caso. Tuttavia, se si trova un seme di felce da una mitica felce in fiore, le proprietà magiche di quel seme porteranno la persona fortunata a questi tesori, oltre a fornire loro con una magia di invisibilità. Poiché in realtà la felce non produce alcun fiore e si riproduce attraverso le spore sotto le foglie, il mito specifica che fiorisce solo molto raramente.
Il fuoco fatuo può essere trovato in numerosi racconti popolari in tutto il Regno Unito, ed è spesso un personaggio malevolo nelle storie. Nel folklore gallese, si dice che la luce sia "fuoco fatato" tenuto nella mano di una púca, o pwca, una piccola fata simile ai goblin che di notte conduce malamente viaggiatori solitari fuori dai sentieri battuti. Mentre il viaggiatore segue la púca attraverso la palude o la torbiera, il fuoco si estingue, lasciandoli persi. Si dice che la púca sia una delle Tylwyth Teg, o famiglia delle fate. Ci sono alcune storie raccontate sul fatto che i testimoni fatati sono guardiani del tesoro, proprio come il folletto irlandese che conduce quei coraggiosi abbastanza da seguirli in modo sicuro. Altre storie raccontano che i viaggiatori si perdono nei boschi e si imbattono in un fuoco fatuo e, a seconda di come hanno trattato il fuoco fatuo, lo spirito li avrebbe persi nel bosco o guidali fuori. Il will-o'-the-wisp era anche conosciuto come Spunkie nelle Highlands scozzesi dove avrebbe preso la forma di un linkboy (un ragazzo che portava una torcia fiammeggiante per illuminare la strada per i pedoni in cambio di una tassa), o altrimenti semplicemente una luce che sembrava sempre recedere, al fine di condurre i viaggiatori incauti al loro destino. Altri racconti di folklore scozzese riguardano queste luci misteriose come presagi di morte o fantasmi di esseri viventi una volta umani. Spesso comparivano sui loch o sulle strade lungo le quali si sapeva che le processioni funebri viaggiavano.Una strana luce a volte vista nelle Ebridi è indicata come teine ​​sith, o "fairy lig". L'equivalente australiano, noto come la luce Min Min, è visto in alcune parti dell'outback dopo il tramonto. La maggior parte degli avvistamenti si dice che si siano verificati nella regione di Channel Country.
Le storie sulle luci si possono trovare nel mito aborigeno che precede l'insediamento occidentale della regione e da allora sono diventate parte di un più ampio folklore australiano. Gli indigeni australiani ritengono che il numero di avvistamenti sia aumentato parallelamente al crescente ingrossamento degli europei nella regione. Secondo il folklore, le luci a volte seguivano o si avvicinavano alle persone e sparivano quando venivano sparate, per poi riapparire più tardi, anche se non c'era alcuna forma di connessione tra questi e la razza delle fate.

venerdì 21 giugno 2019

Sirena


Sirena
Una sirena è una creatura leggendaria acquatica, con l'aspetto di donna nella parte superiore del corpo e di pesce in quella inferiore, che appare principalmente nel folclore europeo, ma che trova comunque figure affini in altre culture. Da tener presente che tale sirena del folclore e della letteratura fantasy si discosta totalmente dalle sirene divine della mitologia e della religione greca, iconograficamente rappresentate con l'aspetto di donna nella parte superiore del corpo e di uccello in quella inferiore, a cui dobbiamo l'origine stessa del termine.
Le sirene sono convenzionalmente raffigurate come belle ragazze dai lunghi capelli dorati e fluenti, con una lunga coda di pesce al posto delle gambe. A volte sono associate ad eventi pericolosi come tempeste e annegamenti, mentre in altre tradizioni popolari (o talvolta all'interno della stessa tradizione) sono creature gentili e benevoli, che offrono doni o si innamorano di esseri umani.
La sirenomelia, conosciuta anche con il nome di sindrome della sirena, è una rara malformazione congenita nella quale gli arti inferiori sono fusi insieme, assumendo così le sembianze della coda di pesce di una sirena.
Spesso le navi antiche avevano sulla prua una polena (figura di legno scolpita) raffigurante una sirena, come se gli uomini di mare volessero scongiurare l'ostilità di queste creature acquatiche, attraverso questo singolare omaggio. A metà del XIX secolo, la sirena divenne la polena più comune, venendo usata come talismano contro le tempeste. In ambito artistico e in araldica, l'equivalente maschile della sirena è il tritone.
In Irlanda è famosa la leggenda di Li Ban, la “sirena santa”. Li Ban, giovane figlia di un Re, si ritrovò trasformata in una sirena immortale, con la coda di salmone, a causa di un'inondazione. Dopo 300 anni dei monaci trovarono la sirena, e la battezzarono secondo il rito cristiano. Uno dei monaci le propose una scelta: vivere per altri 300 anni oppure morire per essere subito beatificata. Li Ban sacrificò la sua immortalità per salire in paradiso.
Nella mitologia scozzese Ceasg è una sirena dalla coda di salmone che, se catturata, in cambio della libertà esaudisce tre desideri. Tuttavia chi se ne innamora è destinato a disperdersi nelle profondità marine.
Nella St. Senara's Church, chiesa di San Senara del XII secolo, a Zennor Churchtown, Cornovaglia, si trova una delle più note rappresentazioni di una sirena, una scultura lignea in altorilievo, sul lato di una sedia, un simbolo che ha avuto diverse interpretazioni da parte dei fedeli medievali.
In Cornovaglia la leggenda locale, La leggenda della sirena di Zennor sostiene che questa figura commemora un evento reale dalla storia parrocchiale, quando il canto di un corista di nome Mathew Trewhella, avrebbe adescato una sirena a giungere a terra dalle profondità del mare. Secondo il racconto ogni domenica essa si sedeva in fondo alla chiesa, incantata dalla sua bella voce. Un giorno, non più contenendo la sua infatuazione, lo portò al piccolo ruscello che scorre ancora attraverso il centro del paese e porta in mare a Cove Pendour nelle vicinanze. Mathew Trewhella non fu mai più visto. Nelle calde serate estive, a piedi nella pittoresca insenatura ora chiamata "Mermaid Cove", si dice che si sentano i due amanti cantare felici insieme, e le loro voci passano ascoltabili attraverso il fragore delle onde che si infrangono.
Una delle leggende legate alla città di Varsavia racconta che molto tempo fa c'erano due sirene, tra loro sorelle, che nuotavano dalla loro casa negli abissi, alle sponde del Mar Baltico. Erano creature veramente molto belle anche se avevano al posto delle gambe la coda di pesce. Una delle due decise di allontanarsi nuotando verso lo stretto di Danimarca e oggi la si può ammirare seduta su uno scoglio all'ingresso del porto di Copenaghen. L'altra nuotò fino alla città costiera di Danzica e da lì continuò risalendo il fiume Vistola. Probabilmente proprio ai piedi di quella che oggi è la Città Vecchia c'è il luogo in cui uscì dall'acqua per riposarsi sulla riva sabbiosa e il posto le piacque talmente che decise di stabilirsi. I pescatori che vivevano nella zona ben presto si accorsero che quando pescavano qualcuno agitava le acque del fiume aggrovigliando le reti e liberando i pesci che vi si erano impigliati. Decisero allora di dare la caccia al colpevole e farla finita con questi danneggiamenti una volta per tutte; ma quando sentirono il canto della sirena, se ne innamorarono, rinunciando ai loro propositi. Da quel momento, la sirena ogni sera intratteneva i pescatori con le sue meravigliose canzoni, finché un giorno un ricco mercante, che passeggiava lungo la riva del fiume, posò lo sguardo sull'affascinante creatura. Subito pensò che, se l'avesse catturata, avrebbe potuto guadagnare molto denaro, esibendola alle fiere. Il mercante mise in atto velocemente il suo piano malvagio: con un trucco catturò la sirena, e la rinchiuse in una baracca di legno senza accesso all'acqua. I pianti della bella donna-pesce arrivarono a un giovane bracciante, figlio di un pescatore, che con l'aiuto di un amico una notte riuscì a liberarla. La sirena, riconoscente dell'aiuto ottenuto dagli abitanti della città, promise che, se mai fossero stati in pericolo, lei sarebbe tornata per proteggerli.
Secondo una leggenda veneta Manfredo dei Monticelli era un conte venticinquenne da tempo affetto da una grave malattia. La notte di San Giovanni egli si recò sulle sponde del lago di Lispida per togliersi la vita, ma all'improvviso una ragazza con la coda di pesce emerse dalle acque. Manfredo rimase molto affascinato dalla bella sirena e le raccontò la sua triste storia. Allora la creatura acquatica prese del fango magico e lo spalmò sul corpo di Manfredo, che improvvisamente guarì. I due si innamorarono follemente. Si dice che la notte di San Giovanni dal lago di Lispida si possa ancora udire la voce melodiosa della sirena.
In Cantabria è famosa la storia della Sirenuca, una sirena che un tempo era umana. Sua madre, stufa di essere disobbedita, le gridò: «Che Dio ti faccia diventare un pesce!», e così la ragazza venne trasformata in una sirena. Da allora la Sirenuca, con il suo canto melodioso, avverte i marinai se sono troppo vicini alle scogliere.
In alcuni racconti antichi provenienti dalla Cina, le lacrime delle sirene si trasformano in perle preziose.
Un racconto di origine messicana, narrato nel sud del Texas, parla di una giovane ragazza disubbidiente trasformata in sirena. Si tratta di un racconto usato come strumento educativo, passato di madre in figlia.
Sirene e Tritoni sono figure molto popolari nel folclore filippino, dove sono localmente noti rispettivamente come Sirena e Siyokoy. Dugonghi, tartarughe marine e piccoli cetacei come i delfini, accompagnano solitamente la Sirena filippina.
Mami Wata è una sirena con poteri magici, venerata in molti paesi africani, nei Carabi, in Brasile e anche in Europa. Secondo i suoi adepti, vive in una bellissima città situata nel fondo del mare, ma accettare il suo invito ad abitare la città, significa accettare di abbandonare la propria vita e venire trascinati per sempre negli abissi dell'oceano.
Nel corso della storia ci sono stati molti presunti avvistamenti di sirene.
Nel 1493 Cristoforo Colombo ha riportato di aver avvistato delle sirene mentre era in mare. Colombo scrisse nel diario di bordo: «non erano così belle come vengono dipinte, anche se in qualche misura hanno un aspetto umano in volto». Annotò inoltre di aver visto creature simili al largo della costa dell'Africa occidentale.
Nel 1614 il capitano John Smith di Jamestown, conosciuto per la breve collaborazione avuta con la nativa americana Pocahontas, riportò di aver visto una sirena al largo della costa del Massachusetts. Smith scrisse che «la parte superiore del suo corpo è perfettamente simile a quello di una donna e stava nuotando con tutta la possibile grazia vicino alla riva». Aveva «grandi occhi un po' troppo rotondi, un naso finemente formato (un po' troppo corto), orecchie ben fatte, un po' lunghe e i suoi lunghi capelli verdi le impartivano un carattere curioso tutt'altro che poco attraente».
Nel 1857 Il The Shipping Gazette riferì che marinai scozzesi avevano individuato una creatura al largo delle coste della Gran Bretagna. John Williamson e John Cameron hanno dichiarato: «Abbiamo visto distintamente un oggetto a circa sei metri di distanza da noi nella forma di una donna, con seno pieno, carnagione scura, volto avvenente e bei capelli cadenti in riccioli sul collo e le spalle. Era circa a metà distanza tra il fondale e la superficie, ci guardava e scuoteva la testa. Il tempo era bello, abbiamo osservato la scena completa per tre o quattro minuti».
Nel 2009 I rapporti provenienti da decine di persone che hanno avvistato sirene hanno stimolato l'amministrazione comunale di Kiryat Yam, vicino a Haifa, che ha deciso di offrire un milione di dollari a chiunque possa dimostrare con foto o filmati che esistano le sirene. «Molte persone ci dicono di essere sicuri di aver visto una sirena e sono tutti indipendenti l'uno dall'altro», ha detto il portavoce del Consiglio Natti Zilberman a Sky News. «La gente dice che sono metà ragazza, metà pesce, che saltano come delfini. Fanno tutti i tipi di mosse e poi scompaiono».
Ci sono diverse spiegazioni sul mito delle sirene: ad esempio è che i marinai scambiassero la sagoma di una foca monaca per un corpo femminile dalla metà di pesce. Il canto serviva a spiegare i canti dei gabbiani o delle berte. Per quanto riguarda le sirene avvistate da Colombo in America, è possibile che fossero in realtà lamantini o dugonghi.


Charles Ponzi: Schema Ponzi


Charles Ponzi: Schema Ponzi
Charles Ponzi, nato Carlo Ponzi (Lugo, 3 marzo 1882 – Rio de Janeiro, 18 gennaio 1949), è stato un truffatore italiano. Registrato all'anagrafe con il nome di Carlo Pietro Giovanni Guglielmo Tebaldo Ponzi, tra i molti nomi che adottò per mettere in atto le sue operazioni ci sono Charles Ponci, Charles P. Bianchi, Carl e Carlo. Emigrato negli Stati Uniti, divenne uno dei più grandi affaristi truffatori della storia americana. Divenne famoso per aver utilizzato su larga scala una tecnica da lui stesso ideata. Le sue truffe ebbero una notevole risonanza sui mezzi d'informazione, che denominarono la tecnica da lui adottata «Schema Ponzi».
Ancora oggi lo Schema Ponzi è in uso in numerose versioni moderne che fanno uso della posta elettronica.
I primi anni della vita di Ponzi sono difficili da ricostruire, anche a causa della sua propensione a inventare e abbellire gli eventi. Nato a Lugo, in provincia di Ravenna, il 3 marzo del 1882, trascorre l'adolescenza a Parma, dove in seguito trova un impiego alle Poste. Si iscrive da lì a poco all'Università La Sapienza di Roma. Si inserisce in un giro di studenti che considerano il periodo universitario come una "vacanza di quattro anni"; Ponzi li segue in giro per bar e teatri. A un certo punto, a corto di fondi, abbandona l'università e si imbarca per Boston.
Secondo quanto riportato dallo stesso Ponzi, arriva negli Stati Uniti nel 1903 con soli due dollari e cinquanta centesimi in tasca, dopo aver perso in scommesse tutti i risparmi di una vita durante il viaggio in nave. Impara presto l'inglese e trascorre gli anni seguenti facendo alcuni lavoretti lungo la East Coast. Alla fine trova impiego come lavapiatti in un ristorante, dove la notte dorme sul pavimento. Riesce a farsi promuovere cameriere, ma viene presto licenziato per piccoli furti e perché imbrogliava i clienti sul resto.
Nel 1907 si sposta a Montréal (Canada), dove diventa consulente del Banco Zarossi, giovane banca fondata da Luigi "Louis" Zarossi per gestire i risparmi degli immigranti italiani che arrivano in città. Zarossi garantisce un tasso d'interesse del 6% sui depositi, doppio del tasso corrente, e questo consente una crescita molto rapida della banca. Ponzi scopre che in realtà la banca versa in gravi difficoltà economiche, a causa di alcuni prestiti immobiliari sbagliati, e che Zarossi riesce a pagare gli interessi non attraverso gli utili realizzati sul capitale investito, ma utilizzando i depositi dei nuovi correntisti. La banca alla fine fallisce e Zarossi fugge in Messico con gran parte del denaro.
Ponzi rimane a Montréal e, per qualche tempo, vive nella casa di Zarossi, aiutandone la famiglia. Avendo intenzione di ritornare negli Stati Uniti, cerca di racimolare i soldi per il viaggio. Alla fine, mentre si trova negli uffici di uno degli ex clienti di Zarossi, trovando un libretto di assegni incustodito, ne stacca uno intestandoselo per $423,58 e falsifica la firma di uno dei direttori della compagnia. Scoperto dalla polizia, che aveva notato le ingenti spese effettuate subito dopo la riscossione dell'assegno, Ponzi, mostrando i polsi, si afferma colpevole. Finisce in una prigione del Québec, dove trascorre tre anni come detenuto numero 6660. In una lettera dice alla madre di aver trovato lavoro come "assistente speciale" di una guardia carceraria.
Dopo il rilascio, nel 1911, decide di ritornare negli Stati Uniti, ma si trova coinvolto in un progetto di immigrazione clandestina di italiani. Viene scoperto e trascorre altri due anni in un carcere di Atlanta. Diventa traduttore della guardia carceraria, che stava intercettando le lettere del famoso gangster Ignazio "the Wolf" Lupo.
Lo schema prevedeva 4 fasi: Fase A. Al potenziale cliente viene promesso un investimento con rendimenti superiori ai tassi di mercato, in tempi ravvicinati. Fase B. Dopo poco tempo viene restituita parte della somma investita, facendo credere che il sistema funzioni veramente. Fase C. Si sparge la voce dell'investimento molto redditizio; altri clienti cadono nella rete. Si continuano a pagare gli interessi con i soldi via via incassati (la finanziaria ha capitale sociale zero, ma gli investitori non lo sanno). Fase D. Lo schema si interrompe quando le richieste di rimborso superano i nuovi versamenti.
Cominciano ad avvertirsi i primi segnali del fallimento finale: un rivenditore di mobili, che ne aveva venduti alcuni a Ponzi quando questi non poteva permettersi di pagare, lo cita in giudizio per il dovuto. Ponzi vince la causa, ma le persone cominciano a chiedersi come egli abbia fatto da nullatenente a diventare un milionario in così poco tempo. Alcuni investitori decidono così di ritirare i loro fondi dalla Securities Exchange Company. Ponzi li remunera profumatamente e la corsa all'uscita dalla compagnia si esaurisce. Di fatto, il 24 luglio 1920, il Boston Post pubblica un articolo positivo su Ponzi e il suo schema, che riesce a fare incetta di fondi come mai prima d'allora. In quel periodo Ponzi riesce a raccogliere 250.000 dollari al giorno. Ma uno dei redattori del Post, non convinto, ingaggia un investigatore per fare luce sulla società di Ponzi.
Frattanto, la Securities Exchange Company è sotto sorveglianza anche dello Stato del Massachusetts, e Ponzi incontra gli ispettori proprio il giorno della pubblicazione dell'articolo. Ponzi conta di distogliere temporaneamente i funzionari dai libri contabili della società offrendosi di sospendere la raccolta durante le indagini. L'offerta di Ponzi seda momentaneamente i sospetti degli ispettori.
Ponzi nel frattempo è in cerca di un'idea per poter uscire dalla trappola dorata in cui si è cacciato, ma il tempo scorre veloce. Il 26 luglio il Post inizia la pubblicazione di una serie di articoli che pongono seri dubbi sulle operazioni della sua macchina per far soldi. Il Post contatta Clarence Barron, noto analista finanziario, per esaminare lo schema di Ponzi. Barron osserva che, nonostante i rendimenti fantastici realizzati dalla Securities Exchange Company, Ponzi non sta investendo nella società. L'analista nota poi che le attività della Securities Exchange Company avrebbero dovuto mettere in circolazione 160.000.000 di Buoni di risposta internazionale, mentre ne risultano in circolazione solo 27.000, e le Poste statunitensi affermano che non ci sono stati acquisti ingenti di buoni né in patria né all'estero. Inoltre, se è vero che il margine lordo di profitto nella compravendita di ciascun buono è enorme, gli overhead (le spese generali) che occorre affrontare per gestire l'acquisto e il successivo riscatto di tutti i buoni, ciascuno di valore estremamente basso se preso individualmente, sono tali da erodere gran parte dei profitti.
Gli articoli causano un'ondata di panico tra coloro che hanno investito nella compagnia. Ponzi risarcisce $2.000.000 in soli tre giorni alla folla assiepata davanti al suo ufficio. Ponzi esce tra la folla, discute con le persone, offre caffè e ciambelle e le rassicura dicendo che non hanno niente da temere. Molti cambiano idea e lasciano i loro risparmi presso di lui.
Frattanto, i dirigenti delle Poste annunciano un cambiamento nei tassi di conversione postale, il primo da prima dell'inizio della guerra. Tuttavia, nell'annuncio viene dichiarato che i nuovi tassi non sono dovuti a nessuno schema posto in essere da individui o società al fine di lucrare sulle differenze nei tassi di cambio.
Ponzi accumula denaro, ma solo aumentando le passività. Ad un certo punto, in un'ottica truffaldina la cosa più logica sarebbe stata quella di trasportare il denaro fuori dagli USA, dove le autorità non sarebbero riuscite a recuperarlo. Invece Ponzi resta fermo e continua a rimborsare gli investitori. Vuole sembrare il più onesto possibile e, stando alla sua autobiografia, spera sempre di riuscire a utilizzare il tesoro accumulato per iniziare un commercio legale che avrebbe generato rendimenti tali da permettergli di rimborsare gli investitori e far arricchire tutti.
Nel frattempo, Ponzi aveva assunto un agente pubblicitario, un certo James McMasters, il quale presto diventa diffidente dei discorsi senza fine di Ponzi sui buoni, visto anche il fatto che Ponzi era sotto inchiesta. Va al Post, dove dice che Ponzi è finanziariamente un folle. Il giornale gli offre cinquemila dollari per la sua storia ed esce con un articolo in prima pagina il 2 agosto in cui si dichiara che Ponzi è irrimediabilmente insolvente e sull'orlo della bancarotta. Il 10 agosto gli agenti federali irrompono nella società e ne ordinano la chiusura, assieme alla Hanover Trust Bank. Non viene trovato nessuno stock consistente di buoni.
Il Post continua i suoi articoli. In uno di questi vengono mostrati la fedina penale di Ponzi e i primi piani del suo volto sorridente scattati durante l'arresto in Canada. Il 13 agosto Ponzi viene arrestato. Tra i suoi capi d'accusa si contano 86 frodi.
Nonostante tutto, molte persone credono ancora in Ponzi e se la prendono con gli ispettori federali che hanno indagato su di lui. Circa 40.000 persone avevano investito milioni nella società di Ponzi. Secondo le stime finali si tratta di circa 15 milioni di dollari (140 milioni di dollari ai prezzi del 2006).
Il 1º novembre 1920, Ponzi è dichiarato colpevole di frode postale e condannato alla pena di cinque anni da scontare in una prigione federale. Viene rilasciato dopo tre anni e sei mesi. Viene condannato ad altri nove anni dalle autorità del Massachusetts.
In attesa del processo di appello, paga la cauzione e una volta libero si trasferisce in Florida, dove, sotto falso nome (Charles Borelli), organizza una nuova truffa (del genere scam). Compra dei terreni a 16 dollari l'acro, suddivide ogni acro in ventitré lotti e vende ciascun lotto a 10 dollari, promettendo agli acquirenti rendimenti favolosi.
Le autorità della Florida si accorgono presto dello scam organizzato da Ponzi e lo arrestano per frode, condannandolo ad un anno di reclusione. Ancora una volta, il 3 giugno 1926 Ponzi esce su cauzione e scappa in Texas, dove, rasatosi i capelli e fattosi crescere i baffi, cerca di imbarcarsi su un nave mercantile diretta in Italia. Ma il 28 giugno viene scoperto e catturato nel porto di New Orleans. Scrive un telegramma al Presidente Calvin Coolidge chiedendo di essere espatriato, ma la sua richiesta viene rifiutata e Ponzi viene rispedito a Boston per finire di scontare la sua pena.
Nel frattempo, gli ispettori governativi stanno cercando di ricostruire i bilanci di Ponzi, per capire quanto denaro avesse raccolto e dove fosse andato. Ma una stima precisa non è mai stata raggiunta.
Ponzi viene rilasciato il 7 ottobre 1934, dopo aver scontato sette anni di carcere. È immediatamente espatriato e ricondotto in Italia, non avendo mai ottenuto la cittadinanza statunitense. All'uscita della prigione una folla inferocita lo attende. Prima di andarsene dice ai giornalisti lì presenti: "Cercavo guai, e li ho trovati."
Rose, la moglie, decide di rimanere a Boston, di non seguirlo in Italia e chiede il divorzio.
In Italia, Ponzi tenta di replicare diverse volte lo schema, ma senza fortuna. Tornato a Roma, si guadagna da vivere come traduttore d'inglese. Dal 1939 al 1942 lavora nella compagnia aerea L.A.T.I., per gestire i rapporti con Rio de Janeiro: ottenne il lavoro grazie all'intercessione del cugino Attilio Biseo, pilota d'aerei personale del Duce e ideatore dell'operazione S. Ma, durante la seconda guerra mondiale, il Brasile entra in guerra contro l'Asse e Ponzi perde il lavoro.
Trascorre gli ultimi anni di vita in povertà a Rio, sbarcando il lunario con lavoretti. Nel 1948 ha un ictus, che gli provoca un'emiparesi sinistra e la perdita parziale della vista. Muore in un ospedale per poveri a Rio de Janeiro l'anno dopo, il 18 gennaio 1949.

mercoledì 5 giugno 2019

Fate


Fate
La fata è una creatura leggendaria, presente nelle fiabe o nei miti. Il nome fata deriva dall'altro nome latino delle Parche, che è Fatae, ovvero coloro che presiedono al Fato. La fata è un essere magico, una sorta di spirito della Natura. Come le ninfe, esse sono spiriti naturali che hanno sembianze di fanciulla; come le Parche presiedono al destino dell'uomo, dispensando vizi o virtù. Fin dai tempi più remoti si è sempre ritenuto che gli esseri fatati, quelle creature che rappresentano l'infinità contenuta nel cuore e nell'anima di ciascuno di noi, avessero origini più antiche di quelle umane e perfino di quelle animali; quindi, essendo stato creato per ultimo, l'essere umano è considerato come una forma di vita che ha ancora molto da imparare dalle altre specie.
L'origine delle fate è stata da sempre differente a seconda delle culture e per questo motivo ci vengono fornite diverse teorie che spiegano la nascita di tali creature.
Una credenza sull'origine delle fate, nata dalla mitologia greca e per molti considerata la più importante, narra di tre dee, figlie di Zeus, responsabili della vita dell'uomo; queste dee venivano chiamate Parche (in greco Μοῖραι, coloro che stabiliscono la sorte) e custodivano nelle loro mani un filo lunghissimo, prezioso e magico che rappresentava il destino degli uomini. Ogni giorno la dea più anziana lo tesseva con infinita cura e lo misurava con particolare attenzione, mentre la dea più piccola lo tagliava e quando venivano infastidite dal comportamento degli umani erano in grado di tagliarlo di netto e di aggrovigliarlo nel più fastidioso dei modi in modo da infliggere una giusta punizione alla razza umana.
Le fate hanno le sembianze di una donna o di una ragazza non molto alta e piuttosto esile dalla pelle chiarissima, vestita di abiti variopinti. Ogni fata indossa un abito di un solo colore che rispecchia la sua personalità. Inoltre portano gonne lunghissime per coprire eventuali deformità. Spesso sono rappresentate con ali di farfalla. Le fate vivono molto a lungo, ed una volta che la loro vita sia terminata non muoiono, ma si incantano nei propri palazzi dove restano per l'eternità (da Perrault). Nonostante, quindi, possano raggiungere età molto avanzate, hanno la possibilità di mostrarsi sotto qualsiasi spoglia esse vogliano, che sia di bambina (da Collodi), di giovane o di anziana. Hanno infatti pieni poteri di trasformarsi in ciò che vogliono.
La nascita delle fate è avvolta nel mistero. Alcune ipotesi (anche se non avvalorate da nessuna fiaba o mito) ritengono che le fate siano prodotti spontanei della natura o anche che abbiano una madre comune, una specie di magna mater che le origina tutte. Varie fonti letterarie (Basile, Perrault, Calvino ed altri) attestano che le fate abitano spesso in palazzi sotterranei molto lussuosi, accessibili solo da personaggi prescelti. Non è neppure raro che le fate sposino esseri umani, le loro figlie tuttavia raramente ereditano i medesimi poteri.
Sono esseri che hanno come compito quello di vegliare sulle persone come angeli custodi, quindi di dispensare pregi e virtù tramite le loro Fatagioni (Basile) e di proteggere i bambini, vengono infatti definite "comari" (o madrine nella accezione moderna) e si prendono cura di un figlioccio che viene o affidato loro dai genitori stessi, o viene da loro prescelto.
Spesso le fate scelgono il proprio protetto sottoponendolo ad una prova di carità, solitamente tramutandosi in mendicanti bisognosi.
La loro indole tuttavia non è univocamente buona. Oltre alla vanità e all'egocentrismo che le distingue, sono fortemente permalose ed irascibili, un solo torto può scatenare la loro ira ed il loro dispetto può trasformarle in furie e può spingerle a lanciare maledizioni. Hanno quindi oltre ad un ruolo di premiazione anche un ruolo fortemente punitivo.

mercoledì 29 maggio 2019

Elfi


Elfi
Un elfo è un creatura soprannaturale originatasi dalla mitologia e dal folklore germanico. Nelle culture medievali, gli elfi sembrano generalmente essere stati pensati come esseri dotati di poteri magici e di una bellezza soprannaturale, ambivalenti nei confronti della gente comune e capaci di aiutarli o ostacolarli. Tuttavia, i dettagli di queste credenze variano considerevolmente nel tempo. La parola elfo si trova in tutte le lingue germaniche e sembra che originariamente significasse "essere bianco". La credenza negli elfi è stata spesso etichettata come "pagana" e "superstizione" dal Medioevo fino ai recenti studi. Tuttavia, quasi tutte le fonti testuali sopravvissute sugli elfi sono state prodotte dai cristiani. Le convinzioni attestate sugli elfi devono quindi essere intese come parte della cultura cristiana dei parlanti germanici e non semplicemente come reliquia della loro religione pre-cristiana. Dopo l'età medievale, la parola elfo tendette a diventare meno comune in tutte le lingue, venendo sostituito da termini nativi alternativi come zwerc ("nano") in tedesco, huldra ("essere nascosto") nelle lingue scandinave o termini presi in prestito come fata (derivato dal francese in tutte le lingue germaniche). Tuttavia, le credenze negli elfi persistettero nel primi periodi moderni, in particolare in Scozia e Scandinavia, dove gli elfi erano considerati persone magicamente potenti che vivono, di solito invisibili, al fianco delle comunità umane.
Gli elfi iniziarono ad essere prominenti nella letteratura e nell'arte delle élite istruite. Questi elfi letterari erano immaginati come piccoli esseri maliziosi, e il Sogno di una notte di mezza estate di Shakespeare rappresenta uno sviluppo chiave di questa idea. Nel diciottesimo secolo, gli scrittori romantici tedeschi furono influenzati da questa nozione dell'elfo e reimportarono la parola inglese elf nella lingua tedesca. Da questa cultura d'élite romantica arrivarono gli elfi della cultura popolare emersi nel XIX e nel XX secolo. Gli "elfi natalizi" della cultura popolare contemporanea sono una tradizione relativamente recente, diffusasi verso la fine del diciannovesimo secolo negli Stati Uniti. Gli elfi sono entrati nel genere dell'High fantasy del XX secolo sulla scia di opere pubblicate da autori come J. R. R. Tolkien, che hanno divulgato di nuovo l'idea degli elfi come esseri antropomorfi di dimensioni umane.
Le prove della credenza negli elfi nella Scandinavia medievale al di fuori dell'Islanda sono molto scarse, ma le prove islandesi sono singolarmente ricche. Per molto tempo, le vedute sugli elfi nella mitologia norrena furono definite dalla Edda in prosa di Snorri Sturluson, che parla di svartálfar, dökkálfar e ljósálfar ("elfi neri"/"elfi oscuri" e "elfi di luce"/"Elfi lucenti"). Gli studiosi della mitologia norvegese ora si concentrano sui riferimenti agli elfi nella poesia norrena, in particolare nell'Edda poetica. Non sembra esserci una netta distinzione tra umani e dei; come gli Æsir, quindi, gli elfi erano presumibilmente pensati come umani (antropomorfi) e esistenti in opposizione ai giganti norreni. Molti commentatori hanno anche sostenuto una sovrapposizione concettuale tra elfi e nani nella mitologia norrena, che potrebbe adattarsi alle tendenze delle prove medievali tedesche. Ci sono prove che fanno supporre che il dio Freyr fosse associato agli elfi. In particolare, Álfheimr (letteralmente "mondo degli elfi") è menzionato come dono per Freyr nel poema Grímnismál. Snorri Sturluson identificò Freyr come uno dei Vanir. Tuttavia, il termine Vanir è raro nei versi dell'Edda, e molto raro nei versi degli Skaldic, generalmente non è pensato per apparire in altre lingue germaniche. Dato il legame tra Freyr e gli elfi, si è pensato per molto tempo che álfar e Vanir siano, più o meno, parole diverse per lo stesso gruppo di esseri. Tuttavia, ciò non è accettato in modo uniforme. Un kenning (metafora poetica) per il sole, álfröðull (letteralmente "disco elfo" ma anche "Gloria degli elfi"o "Paradiso elfico"), ha un significato incerto, ma è in qualche modo indicativo di uno stretto legame tra elfi e il sole. Sebbene le parole abbiano un significato non ben definito, sembra abbastanza chiaro che Völundr sia descritto come uno degli elfi in Völundarkviða. Il suo atto più importante nel poema è quello di violentare Böðvildr, questo denota come il poema associ agli elfi a una minaccia sessuale per le ragazze. La stessa idea è presente nelle due poesie Eddaiche post-classiche, influenzate dal romanzo cavalleresco o Lai bretone, Kötludraumur e Gullkársljóð. L'idea degli elfi come predatori sessuali si verifica anche nelle tradizioni successive della Scandinavia, e ciò potrebbe essere una prima attestazione di una tradizione importante.


sabato 25 maggio 2019

Winchester House


Winchester House
La Winchester Mystery House è una gigantesca magione situata a San Jose, in California.
Residenza di Sarah Pardee Winchester, vedova dell'industriale armiero William Wirt Winchester, venne costruita nel 1884, e da allora ininterrottamente ampliata per 38 anni, fino al 1922. Attualmente è un'attrazione turistica, nota anche come Winchester Mystery House e classificata nella lista del National Register of Historic Places statunitense e in quella ufficiale dei siti di interesse storico californiani (California Historical Landmarks).
Sarah Winchester si era sposata con il figlio del fondatore della nota fabbrica d'armi Winchester Repeating Arms Company, con cui ebbe una figlia, Annie, mancata prematuramente nel 1866; nel 1881 morì di tubercolosi anche il marito William. Affranta e depressa da queste due gravi perdite, nonché convinta che una maledizione si fosse abbattuta sulla sua famiglia, Sarah consultò un medium che le disse che doveva lasciare la sua casa a New Haven, ed andare ad ovest per costruire una grande casa per lei e per tutti gli spiriti delle vittime delle carabine Winchester, predicendole che sarebbe vissuta finché avesse continuato a costruire la sua casa. La vedova Winchester ereditò più di 20 milioni di dollari ed il 50% della proprietà della Winchester Repeating Arms Company, con una rendita giornaliera di mille dollari, stimabili nel 2013 a circa 25.000 dollari al giorno. Questo enorme ammontare di denaro le diede la possibilità di edificare e continuamente costruire la grande casa. I lavori, iniziati nel 1884 e sotto la costante guida di Sarah Winchester, vennero eseguiti quotidianamente, 24 ore al giorno, 365 giorni all'anno per ben 38 anni, fino al 5 settembre del 1922, giorno della morte per cause naturali di Sarah. All'epoca la proprietà Winchester era di 650.000 m² (162 acri), ma ora l'appezzamento di terreno si è ridotto a 24.000 m² (4,5 acri), il minimo per contenere la casa e le vicine dépendance. Secondo la leggenda popolare la vedova era convinta che la casa fosse frequentata dai fantasmi delle persone uccise dalle armi Winchester e che solo il continuo costruire li avrebbe placati. In questo modo e con questa ossessione ampliò enormemente l'edificio, costruendo anche all'interno elementi inutili, come delle scale che non portano a niente, finestre che si aprono sul nulla ed un ascensore a pistoni orizzontale, l'unico esistente negli Stati Uniti. Prima della disponibilità tecnica di ascensori (in seguito ne furono installati tre), Sarah fece costruire ovunque scale di facile accesso, per poter comodamente arrivare in ogni punto della casa malgrado la sua grave artrite.
Questi sono alcuni numeri della composizione riferiti alla magione:
·         160 stanze
·         40 camere da letto
·         6 cucine
·         2 sale da ballo
·         13 stanze da bagno, di cui una accessibile solo dall'esterno
·         52 lucernai
·         1.257 finestre e circa 10.000 vetrate
·         40 scale per un totale di 467 gradini
·         47 caminetti
·         17 camini
·         76.000 litri circa di vernice vennero usati per dipingere e ridipingere in continuazione la casa.

sabato 18 maggio 2019

Wendigo


Wendigo
Il Wendigo (o Windigo) è una figura demoniaca della mitologia dei Nativi Americani Algonchini, stanziati lungo la costa orientale e la regione dei Grandi Laghi tra gli attuali Stati Uniti d'America e il Canada. Lo spirito può assumere sia caratteristiche prettamente umane che quelle di un mostro umanoide, trasformatosi da quella che una volta era una persona normale che aveva praticato il cannibalismo.
Le caratteristiche di questo essere non possono essere descritte con precisione, poiché variano a seconda della tribù, ma si tratta comunque di una creatura maligna divoratrice di uomini. Si dice sia figlio dell'Inverno e della Fame. Ha grandi artigli, corpo scheletrico ed emaciato e labbra assenti o almeno non sufficientemente grandi da coprire gli enormi denti, in alcune versioni viene raffigurato con delle corna o con cranio di un cervide al posto della testa. È di grandi dimensioni. Il Wendigo si muove molto velocemente, tanto da consumare i propri piedi per l'attrito con il terreno. I piedi poi cadrebbero e verrebbero sostituiti. È capace di imitare la voce umana e i versi degli animali. Il Wendigo è un ottimo cacciatore di giorno, insuperabile di notte. Rincorre le sue prede umane per lunghi tratti, finché queste non impazziscono e i loro piedi non prendono fuoco, poi le trascina nella tana per mangiarle vive. Si dice inoltre che la creatura abbia il cuore di ghiaccio (talvolta addirittura che sia interamente composta di ghiaccio) e che l'unico modo per liberarsene sia proprio di sciogliere il suo cuore con il fuoco. Secondo la tradizione, un uomo (di solito un cacciatore) si trasforma in Wendigo se viene morso da un altro Wendigo, se viene posseduto da uno spirito durante il sonno, oppure se si nutre per lungo tempo di carne umana. La trasformazione in Wendigo può anche essere causata da uno sciamano. Secondo altre fonti ogni Wendigo un tempo era una persona, un indiano pellerossa o un cacciatore, che durante un inverno rigido è stato esiliato senza cibo e approvvigionamenti e per sopravvivere è dovuto diventare cannibale. Secondo alcune credenze mangiare carne umana dà qualità come velocità, forza e immortalità. È così che dopo anni e anni si diventa un cacciatore intelligentissimo e imbattibile ma soprattutto perennemente affamato.
Più probabilmente il Wendigo è stato creato come deterrente contro il cannibalismo dalle tribù indiane che vivevano nella parte più settentrionale del Nord America e che quindi si trovavano ad affrontare inverni particolarmente lunghi e rigidi con scarse risorse alimentari. L'aspetto scheletrico e deforme, unito al fatto che la creatura si nutrirebbe, oltre che di carne umana, di muschio ed altri cibi considerati normalmente non commestibili, sembrerebbero tipiche conseguenze della malnutrizione.