ShadowsofSecrets

Visualizzazioni totali

mercoledì 8 gennaio 2020

Henry Lee Lucas


Henry Lee Lucas
Henry Lee Lucas, nato a Blacksburg, 23 agosto 1936 e morto a Huntsville, 12 marzo 2001, è stato un serial killer statunitense.
È stato accusato di ben 214 omicidi; gliene furono inizialmente attribuiti 77 e successivamente 130. Fu infine condannato per 11 omicidi accertati. Henry Lee Lucas nacque il 23 agosto 1936 a Blacksburg in Virginia. Il padre, Anderson, aveva perso le gambe a seguito dell'investimento da parte di un treno e occasionalmente vendeva matite agli angoli delle strade, la madre, Viola, manteneva la famiglia prostituendosi e distillando alcolici clandestinamente. Il padre, dopo una notte passata al freddo, contrasse la polmonite che lo portò alla morte. Da ragazzo Henry, a causa di un incidente, perse l'occhio sinistro che fu rimpiazzato con uno di vetro. Durante l'adolescenza Lucas iniziò ad avere problemi con la legge: il 12 giugno 1952 rapinò un negozio di elettrodomestici e per questo reato scontò due anni di riformatorio. Nel 1954 venne nuovamente arrestato per una serie di rapine commesse nei dintorni di Richmond, in Virginia e condannato a sei anni di carcere, tuttavia il 14 settembre 1957 riuscì a evadere dal penitenziario di Stato della Virginia e cercò di raggiungere la casa di una sua sorella a Tecumseh nel Michigan. Fu arrestato tre mesi più tardi e riportato in Virginia dove si rese protagonista di una nuova evasione un mese più tardi, ma stavolta venne ricatturato il giorno stesso. Il 2 settembre 1959 venne rilasciato con anno di anticipo rispetto alla conclusione prevista della pena. Dopo il rilascio Lucas andò a vivere a Tecumseh, nella casa di sua sorella. Durante la notte dell'11 gennaio 1960 Lucas e la madre, che era venuta a trovarlo a Tecumseh, dopo avere bevuto troppo, ebbero un violento litigio, probabilmente a causa di una donna che Henry avrebbe desiderato sposare. Durante la lite Lucas ferì la madre al collo con un coltello uccidendola, dopodiché si diede alla fuga venendo arrestato cinque giorni più tardi a Toledo nell'Ohio. Giudicato colpevole di omicidio preterintenzionale, Lucas venne condannato a una pena di venti anni di carcere, da scontarsi nel penitenziario di Stato di Jackson nel sud del Michigan, dove, però, tentò il suicidio, venendo per questo trasferito in un ospedale psichiatrico. Nel 1970 dopo avere scontato solo dieci anni Lucas venne rilasciato, tuttavia poco tempo dopo venne nuovamente arrestato e condannato a tre anni e mezzo di reclusione per il tentato rapimento di due ragazze, venendo, infine, rilasciato nell'agosto 1975.
Dopo essere stato scarcerato Henry Lee Lucas si trasferì in Pennsylvania dove si sposò, tuttavia in seguito abbandonò la moglie, dopo che questa lo aveva accusato di avere molestato le sue figlie, e iniziò a vivere come un vagabondo girovagando per gli Stati Uniti. Nel corso di questi vagabondaggi nel 1976 conobbe a Jacksonville, in Florida, Ottis Toole, un uomo con un basso quoziente intellettivo e una predisposizione alla piromania, il quale era già sospettato di avere commesso quattro omicidi prima dell'incontro con Lucas. I due divennero amici e, secondo Toole, anche amanti e andarono a vivere insieme a casa della madre di Ottis, nella quale vivevano anche i due nipoti orfani di lui, Frank e Frieda "Becky" Powell. Quest'ultima affetta da un ritardo mentale e ancora minorenne iniziò una relazione con Lucas. Nel 1981, in seguito alla morte della madre di Toole, Henry e Ottis ripresero a vagare per gli Stati Uniti portando con sé Becky, l'anno successivo i due uomini si separarono e Becky rimase con Lucas. Nel maggio 1982 Lucas e la Powell giunsero a Ringgold, nel Texas, dove vennero accolti in casa da Kate Rich, un'anziana signora di 82 anni. I parenti di lei, però, erano sospettosi della coppia e la allontanarono dalla casa. I due, in seguito, incontrarono Ruben Moore, ministro laico pentecostale e riparatore di tetti nonché leader di una comune pentecostale nota come "The House of Prayer" a Stoneburg (Texas), il quale offrì alla coppia una baracca dove vivere all'interno della comune e ingaggiò Lucas per fare alcuni lavori insieme a lui. In seguito Lucas avrebbe descritto il periodo passato nella comune come il migliore della sua vita, in cui era riuscito a comprare un'automobile, un televisore e oggetti per arredare la baracca come un vero appartamento, tuttavia la Powell iniziò a soffrire per la nostalgia di casa e lo pregò di tornare in Florida, perciò il 23 agosto 1982 i due partirono ottenendo un passaggio da un camionista. Il giorno seguente Lucas tornò alla comune in lacrime sostenendo che Becky avesse deciso di separarsi da lui saltando su un camion di passaggio, in seguito Lucas riprese la vita di sempre nella comune e nessuno vide più Becky Powell. Un mese dopo questi fatti scomparve nel nulla anche l'anziana Kate Rich e le indagini della polizia si appuntarono su Lucas.
L'11 giugno 1983 Henry Lee Lucas venne arrestato a Stoneburg con l'accusa di possesso illegale di arma da fuoco, dal momento che, essendo un pregiudicato, non poteva tenerne una e portato nella prigione della contea di Montague. Cinque giorni più tardi Lucas confessò di avere ucciso Kate Rich nel settembre precedente: egli avrebbe dato un passaggio all'anziana donna con la sua auto offrendosi di portarla in chiesa, ma, invece, l'avrebbe portata in un campo dove l'avrebbe accoltellata a morte e in seguito avrebbe avuto rapporti sessuali col cadavere. In seguito Lucas avrebbe occultato il corpo in un tubo di drenaggio e se ne sarebbe andato, il giorno seguente sarebbe tornato a prendere il cadavere e l'avrebbe portato a Needles in California, un mese più tardi avrebbe recuperato i resti decomposti e li avrebbe bruciati all'interno di una stufa a legna posta nel cortile della sua baracca alla House of Prayer. L'uomo si autoaccusò anche dell'omicidio di Becky Powell, che fino ad allora si credeve fosse ancora viva. Ispezionando la House of Prayer la polizia trovò alcuni elementi che confermavano il racconto di Lucas: nella stufa erano presenti cenere e frammenti di ossa umane e nel luogo in cui Lucas affermava si fosse consumato il delitto vennero trovati un paio di mutandine e un paio di occhiali rotti che le figlie della Rich confermarono essere quelli della loro madre. Frammenti di ossa umane furono trovati anche in un luogo dove Lucas sosteneva di avere buttato la cenere e, inoltre, l'uomo indicò come il luogo dove aveva gettato via la borsa della Rich proprio quello in cui era stata rinvenuta mesi prima. Nel frattempo Lucas iniziò a fornire dettagli anche sull'omicidio della Powell: lui e la ragazza si sarebbero fermati a dormire in un campo poco prima di Denton e avrebbero iniziato a litigare sul fatto che lei voleva ritornare a Jacksonville mentre lui non ne aveva intenzione a causa di un mandato di arresto spiccato nei suoi confronti per il furto di un camion, durante il litigio la Powell avrebbe tirato uno schiaffo a Lucas che avrebbe reagito accoltellandola al petto uccidendola, quindi avrebbe tagliato il cadavere in nove parti (tra cui la testa e le mani) che avrebbe poi occultato in un campo vicino. Lucas sostenne di avere avuto anche in questo caso rapporti sessuali col cadavere. Anche per questo omicidio vennero rinvenuti elementi che corroboravano la confessione di Lucas: in particolare nel luogo da lui indicato vennero rinvenuti resti di uno scheletro di quella che doveva essere stata una ragazza bianca all'incirca dello stesso peso, statura ed età di Becky.
Il 21 giugno 1983, durante il processo per l'omicidio della signora Rich, che si sarebbe concluso con la sua condanna a 75 anni di carcere, Henry Lee Lucas sostenne di avere ucciso, oltre all'anziana donna, altre cento persone. Questa dichiarazione ebbe una forte risonanza sui media nazionali americani. Durante il processo per l'omicidio di Becky Powell Lucas sostenne di non avere voluto uccidere la ragazza, ma venne messo di fronte alla sua confessione registrata in cui dichiarava, tra le altre cose, di averne stuprato il cadavere. Dopo il processo Lucas iniziò a dichiararsi colpevole di una serie impressionante di delitti irrisolti commessi in svariate parti degli Stati Uniti, interrogato dagli investigatori di vari stati l'uomo sembrava conoscere dettagli degli omicidi e delle scene del crimine che non erano stati rivelati alla stampa. Le confessioni di Lucas, oltre che per il loro alto numero, vennero progressivamente caratterizzandosi anche per l'alto numero di dettagli truculenti: tra le altre cose l'ex vagabondo giunse ad autoaccusarsi di avere commesso atti di cannibalismo e sostenne che a spingerlo a compiere i delitti fosse stata la sua tendenza alla necrofilia: non avrebbe trovato eccitanti le donne vive e sarebbe stato capace di avere rapporti sessuali solo con quelle morte.
Durante un interrogatorio Lucas affermò anche che Ottis Toole, che all'epoca si trovava in carcere in Florida per incendio doloso, era stato suo complice nei delitti. Interrogato dagli investigatori in Florida e sottoposto a un confronto telefonico con Lucas, Toole sostenne le veridicità delle confessioni dell'amico, compresi i dettagli più macabri e bizzarri. In base alle confessioni rese dai due uomini fu possibile dichiarare risolte decine di casi e in seguito ad esse Toole ricevette due condanne a morte, poi commutate in carcere a vita.
Lucas si accusò, tra gli altri, dell'assassinio di una donna non identificata che era stata trovata morta in un canale sotterraneo con addosso solo un paio di calze arancioni e che perciò era stata soprannominata appunto Calze Arancioni, in seguito a questa accusa il 30 novembre 1983 venne trasferito nella prigione della contea di Williamson, il cui sceriffo, Jim Boutwell, era ansioso di parlare con lui a proposito di una serie di delitti. Venne creata una task force con lo scopo di investigare i presunti crimini commessi da Lucas in giro per gli Stati Uniti, all'interno di tale task force Lucas si trovava sempre al centro dell'attenzione, cosa che lo fece sentire per la prima volta nella sua vita una persona importante. La task force portava Lucas sulle varie scene del crimine, in nessuna delle quali c'erano elementi che facessero pensare a lui, tuttavia l'uomo sembrava spesso conoscere dettagli fondamentali. La notorietà di Lucas come "più prolifico serial killer della storia americana" crebbe vistosamente e, allo stesso tempo, i suoi racconti divennero sempre più esagerati: Lucas arrivò ad autoaccusarsi di circa seicento omicidi compiuti in 27 stati diversi degli USA e in Canada e a sostenere che lui e Ottis Toole avrebbero commesso tutti quegli omicidi su commissione da parte di una fantomatica setta satanica chiamata "Le Mani della Morte" che avrebbe praticato i sacrifici umani e il cannibalismo. Questi elementi spinsero alcune persone allo scetticismo nei confronti delle dichiarazioni di Lucas.
Il 2 aprile 1984 ebbe inizio il processo a Henry Lee Lucas per l'omicidio di Calze Arancioni, che egli aveva confessato di avere assassinato durante la notte di Halloween del 1979. La difesa riuscì a provare che Lucas aveva incassato una busta paga per la riparazione del tetto di una stazione aero-navale a Jacksonville in Florida giusto il giorno prima dell'omicidio cosa che rendeva quasi impossibile la sua presenza a Williamson al momento da lui indicato per il delitto. A questo si aggiungeva il fatto che nella confessione resa per questo omicidio Lucas sembrava essersi contraddetto più volte e avere avuto vuoti di memoria risolti grazie ai suggerimenti degli investigatori. Nonostante questi fatti il tribunale giudicò comunque Lucas colpevole e lo condannò a morte.
Il 14 aprile 1985 sul quotidiano "The Dallas Time Herald" il giornalista investigativo Hugh Aynesworth pubblicò un articolo in cui si metteva in dubbio la veridicità delle confessioni rese da Lucas: l'autore aveva intervistato il presunto serial killer più volte a partire dal 1983 e nell'articolo sostenne che non solo Lucas gli avrebbe rivelato di non essere realmente responsabile degli omicidi che gli erano attribuiti, eccetto quelli di sua madre, della Powell e della Rich, e che lui aveva confessato solo per prendersi gioco delle forze dell'ordine, ma anche che i dettagli non rivelati al pubblico sulle scene del crimine che lui sembrava conoscere gli erano stati variamente suggeriti da investigatori probabilmente ansiosi, argomentava Aynesworth, di dichiarare chiusi diversi casi irrisolti. Aynesworth notava, inoltre, come molti delitti attribuiti a Lucas avessero avuto luogo a breve distanza temporale l'uno dall'altro in luoghi molto lontani tra loro, sicché era fisicamente quasi impossibile che fossero stati commessi dalla stessa persona.
A screditare le confessioni di Lucas furono anche le dichiarazioni contrastanti dello stesso sospetto killer: il 23 aprile 1985 sostenne di non avere mai commesso alcun omicidio, eccetto quello della propria madre, che sostenne essere stato accidentale, appena sei giorni più tardi sostenne, invece, di avere assassinato ben 360 persone, ma di essere stato obbligato a ritrattare le sue confessioni perché minacciato dalla fantomatica "Mani della Morte". In seguito si scoprì che Lucas aveva confessato un omicidio commesso a Little Rock nell'Arkansas il colpevole del quale era già stato scoperto, che si era dichiarato colpevole dell'assassinio di un poliziotto in West Virginia, la cui morte era, in realtà, dovuta a un suicidio, che a proposito di un altro caso avvenuto in Arkansas Lucas non aveva saputo fornire alcun dettaglio fino a che la polizia non gli aveva mostrato un video della scena del crimine e che, infine, si era autoaccusato di un omicidio commesso nel Delaware per il quale era già stato arrestato un sospettato che aveva poi confessato. In base a questi elementi vennero riaperti molti dei casi che erano stati chiusi a seguito delle dichiarazioni di Lucas e contemporaneamente vennero fermate le investigazioni che tendevano a ricollegarlo a casi ancora aperti e il procuratore generale del Texas Jim Mattox formò una giuria per investigare sugli omicidi attribuiti a Lucas: dalle indagini emerse che Lucas, eccetto che nei casi di Becky Powell e Kate Rich, non era mai stato in grado di condurre autonomamente gli inquirenti sulle scene del crimine e che, come sostenuto da Aynesworth, gli investigatori stessi fornivano a Lucas le informazioni sui delitti. Si scoprì anche che, in cambio delle confessioni false, Lucas riceveva un trattamento di favore rispetto agli altri detenuti: non doveva indossare la divisa del carcere, aveva la TV via cavo in cella ed era rifornito di sigarette. Emersero anche nuovi elementi che rendevano improbabile che Lucas fosse l'autore dell'omicidio di Calze Arancioni: egli, infatti, aveva sostenuto di averla stuprata, oltre che uccisa, ma dagli esami medici sul cadavere non erano state rinvenute tracce di stupro, mentre era emerso che Calze Arancioni era affetta dalla sifilide, che Lucas, a seguito di un rapporto sessuale con lei avrebbe dovuto contrarre, ma da cui non era affetto. Nonostante questo la sentenza per l'omicidio della ragazza non venne annullata e Lucas l'11 giugno 1985 venne trasferito nel braccio della morte del carcere di Huntsville. A Lucas vennero inflitte in totale condanne per 11 omicidi anche se i suoi legami con la gran parte di essi erano costituiti unicamente dalle sue confessioni. Il 26 giugno 1998, basandosi su un'indagine del procuratore generale del Texas che escludeva la possibilità che Lucas fosse l'autore dell'omicidio di Calze Arancioni, il governatore del Texas e futuro presidente degli USA George Walker Bush commutò la sentenza di morte in ergastolo. Quello di Lucas fu l'unico caso, durante tutto il suo mandato come governatore del Texas, in cui Bush decise di commutare una condanna a morte. Lucas aveva precedentemente riscontrato problemi cardiaci ed era stato in passato ricoverato in ospedale. Morì il 12 marzo del 2001 in carcere, a causa di un arresto cardiaco. Il suo corpo fu portato all'Impresa di Pompe Funebri di Huntsville, dove non fu mai reclamato.


giovedì 2 gennaio 2020

Ottis Elwood Toole


Ottis Elwood Toole
Ottis Elwood Toole (Jacksonville, 5 marzo 1947 – Raiford, 15 settembre 1996) è stato un serial killer e piromane statunitense. Toole nacque e crebbe a Jacksonville. La madre di Toole era una fanatica religiosa, Toole più tardi affermò che la madre aveva abusato di lui, facendogli indossare abiti da ragazza e chiamandolo Becky. Da ragazzo Toole fu vittima di incesto da parte dei suoi parenti più stretti, compresi la sorella maggiore e il vicino. La nonna materna era una satanista, da giovane lo esponeva alle varie pratiche e rituali satanici, compreso autolesionismo e disseppellimento di cadaveri, e fu soprannominato "il bambino del Diavolo". Fu spesso indicato come affetto da un leggero ritardo mentale, con un quoziente d'intelligenza pari a 75. Si credeva, comunque, che quello probabilmente fosse il più alto punteggio che potesse raggiungere a causa della sofferenza di varie disabilità dell'apprendimento (compreso la dislessia e l'ADHD) e dall'essere analfabeta. Era anche affetto da epilessia, per cui aveva di frequente degli attacchi. Durante la sua infanzia, scappava spesso di casa e dormiva in case abbandonate. Fu un grande piromane sin dalla tenera età ed era sessualmente eccitato dal fuoco. Nel documentario "Death Diploma", Toole affermò di essere stato forzato ad avere rapporti sessuali con un amico del padre quando aveva 5 anni. Scoprì di essere omosessuale quando aveva 10 anni, e affermò di aver avuto una relazione omosessuale con un ragazzo del quartiere quando aveva 12 anni. Toole abbandonò la scuola in prima superiore e cominciò a frequentare i bar gay. Affermò di essere stato anche un gigolò da giovane ed era conosciuto per vestirsi da donna. Toole affermò di aver commesso il suo primo omicidio a 14 anni, quando, dopo aver ricevuto delle avances da un viaggiatore, Toole lo investì con la sua macchina. Toole fu arrestato per la prima volta all'età di 17 anni ad agosto del 1964 per vagabondaggio. Molte informazioni riguardo Toole tra il 1966 e il 1973 non sono certe, ma si credeva che si stesse aggirando a Sud-Est degli Stati Uniti e si mantenesse prostituendosi e mendicando. Mentre viveva in Nebraska, Toole fu uno dei primi sospetti nell'omicidio, nel 1974, della ventiquattrenne Patricia Webb. Subito dopo lasciò il Nebraska e si stabilì per un po' a Boulder. Un mese dopo, diventò un primo sospettato nell'omicidio della trentunenne Ellen Holman, che fu uccisa il 14 ottobre 1974. Con molte accuse a suo carico, Toole lasciò Boulder e ritornò a Jacksonville. All'inizio del 1975, Toole fece ritorno a Jacksonville dopo aver stentato e aver fatto l'autostoppista per il Sud degli Stati Uniti. Il 14 gennaio del 1976, si sposò con una donna di 25 anni maggiore di lui. Lo lasciò in appena tre giorni, dopo aver scoperto l'omosessualità del marito. Nel 1976, Toole incontrò Henry Lee Lucas alla mensa dei poveri di Jacksonville, e subito svilupparono una relazione. Toole più tardi affermerà di aver accompagnato Lucas in 108 omicidi, qualche volta su richiesta di una setta chiamata "La Mano della Morte". I due si macchiarono degli omicidi più efferati, spesso senza apparente motivazione. Lucas affermò che Toole era solito prediligere le vittime di sesso maschile, e si dedicava al cannibalismo. Il killer più tardi ritrattò le sue confessioni, dicendo di aver fatto tali dichiarazioni solo per migliorare le sue condizioni di vita in cella. Nell'aprile del 1983, Toole fu arrestato con l'accusa di incendio doloso a Jacksonville, Florida. Il 21 ottobre, confessò l'omicidio avvenuto nel 1981 del bambino di 6 anni Adam Walsh. Comunque la polizia, investigando nel caso, annunciò che non lo consideravano più un sospetto. John Walsh, padre di Adam, continuò tuttavia a sostenere che Toole fosse colpevole. Nell'ottobre del 1983, Toole disse alla polizia che aveva rapito Adam dal centro commerciale e guidò per circa un'ora verso una strada isolata ove lo decapitò. Gli investigatori raccolserò il tappeto macchiato di sangue dalla Cadillac bianca di Toole. Ma i test del DNA non erano avanzati come quelli di adesso, così gli investigatori non poterono dire se quello fosse il sangue di Adam e nel dicembre del 2008 la polizia risolse "l'omicidio di Adam Walsh dell'81". Il 12 gennaio 1982, Toole chiuse il sessantaquattrenne George Sonnenberg in casa sua e incendiò la casa, uccidendolo. Nell'aprile del 1984, Toole fu processato e condannato a morte a Jacksonville, Florida per l'omicidio di Sonnenberg. Più tardi in quell'anno, Toole fu incolpato dell'omicidio del febbraio 1983 della diciannovenne Ada Johnson residente, a Tallahassee, Florida, e ricevette una seconda pena di morte; con l'appello, comunque, entrambe le sentenze furono tramutate in carcere a vita. Gli esperti al suo processo affermarono che Toole soffriva di schizofrenia. Mentre stava scontando la sua pena, Toole stette per un po' nella cella adiacente al serial killer Ted Bundy nel carcere di Raiford in Florida. Dopo l'incarcerazione, Toole si dichiarò colpevole di altri quattro omicidi nel 1991 e ricevette altre quattro sentenze a vita. Nel 1984, Toole confessò due omicidi irrisolti a Nord-Ovest della Florida, compreso un omicidio sulla I-10. Durante un'intervista, ammise di aver ucciso il diciannovenne David Schallart, un autostoppista che prese a Est di Pensacola, Florida. Il corpo di Schallart, riportante 5 ferite d'arma da fuoco nella parte sinistra della testa, fu trovato il 6 febbraio del 1980, approssimativamente a 125 piedi in direzione Est della corsia I-10, a cinque miglia da Chipley, Florida. La seconda confessione coinvolse la morte di Ada Johnson. Toole confessò di averle sparato alla testa su una strada fuori da Fort Walton Beach, Florida dopo averla presa in un night club a Tallahasse. Il 15 settembre del 1996, all'età di 49 anni, Ottis Toole morì in prigione per insufficienza epatica. Fu sepolto nel cimitero della prigione, nessuno reclamò il suo corpo.

sabato 21 dicembre 2019

Belle Gunness


Belle Gunness
Belle Sorenson Gunness, nata Brynhild Paulsdatter Størseth (Selbu, 11 novembre 1859 – La Porte, 28 aprile 1908?), è stata una serial killer norvegese naturalizzata statunitense, è una delle più prolifiche di tutta la storia degli Stati Uniti con almeno 40 omicidi accertati, che potrebbero essere fino ad oltre 60. Brynhild nacque nella regione del Trøndelag nella Norvegia centrale da una famiglia povera. Il padre, Paul Pedersen Størset, lavorava come tagliapietre e possedeva una piccola fattoria che bastava a malapena a sfamare la famiglia; la madre, Berit Olsdatter, era una casalinga. La giovane Brynhild, la più piccola dei suoi otto fratelli, si manteneva come tante altre ragazze della sua età e della sua condizione sociale portando le pecore al pascolo. I fattori presso i quali lavorava erano soddisfatti del suo operato: sapeva svolgere svariate mansioni come ad esempio fare il formaggio e non aveva paura di passare la notte nelle baite di montagna; inoltre fisicamente era molto forte, era alta 1,83 per 91 kg di peso. Il successo che riscuoteva tra i suoi datori di lavoro non era lo stesso che riscuoteva tra i suoi coetanei dai quali non era ben voluta e veniva descritta come una ragazza maliziosa e bugiarda. In Norvegia circola una storia non verificata, sugli anni della giovinezza di Belle. Questa leggenda narra che Brynhild partecipò ad una festa danzante in stile country mentre era incinta. Lì venne aggredita da un uomo che le sferrò un calcio all'addome, facendole perdere il bambino. L'uomo, il quale proveniva da una ricca famiglia norvegese, non venne mai perseguito dalla legge. Secondo le persone che la conoscevano bene, in seguito a quest'episodio, la sua personalità cambiò drasticamente. A ventitré anni, grazie all'aiuto della sorella, Nellie Larson, e di suo marito, emigrò negli Stati Uniti d'America dove la sorella si era stabilita precedentemente. Appena arrivata Brynhild cambiò il suo nome in Belle e iniziò a lavorare come cameriera. La sorella dichiarò: «Belle impazziva per i soldi. Erano il suo punto debole». Circa due anni dopo essersi stabilita in America, Belle conobbe Mads Sorensen, un sorvegliante notturno, con il quale ben presto si sposò. Nel 1890 si trasferirono in un sobborgo di Chicago, ad Austin. Belle adottò in quel periodo una bambina di otto mesi, Jenny Olsen, il cui padre alla morte della moglie non si era sentito di crescere da solo. Quando però questi si risposò e volle riprendersi la figlia con sé, nacque una battaglia legale per la custodia di Jenny, dalla quale uscì vincitrice la Gunness. Circa sei anni dopo iniziò ad avere figli suoi; i primi due, Caroline ed Axel, morirono rispettivamente nel 1896 e nel 1898 di colite acuta. Dopo sedici anni di matrimonio, nel 1900, trascorsi nella povertà, morì anche Mads Sorensen, l'unico giorno in cui le due assicurazioni sulla vita che l'uomo aveva stipulato con due compagnie diverse erano entrambe valide. Il dottore che visitò Mads pensò subito ad un avvelenamento da stricnina. Interrogata dal medico sull'avvenuto, Belle dichiarò di aver dato al marito una polvere per curare il suo raffreddore e il medico di famiglia assicurò al collega di aver prescritto lui stesso la medicina. Il medico si convinse a firmare il certificato di morte e le due assicurazioni pagarono la vedova. Belle con la somma acquistò un negozio di abbigliamento che pochi mesi dopo venne distrutto da un incendio la cui causa, secondo Belle, era da attribuire all'esplosione di una lampada a kerosene che però non venne mai rinvenuta. Con i soldi dell'assicurazione comprò una fattoria nei dintorni di La Porte, nell'Indiana. Belle si stabilì nella nuova proprietà con la figlia adottiva Jenny e con le figlie naturali che le erano rimaste, Myrtle e Lucy. Nel 1902 sposò un macellaio norvegese, Peter Gunnes, che aveva conosciuto tramite dei suoi cugini. L'uomo rimasto da poco vedovo si trasferì nella fattoria di Belle con la figlia, Swanhilde. Nove mesi più tardi l'uomo morì in uno strano incidente domestico. Peter era macellaio, e insieme alla moglie stavano preparando delle salsicce. Una volta finito il lavoro Belle lavò il tritacarne e lo mise ad asciugare su una mensola sopra il camino, dopo di che accompagnò le figlie a letto. Quando tornò trovò il marito steso per terra a faccia in giù. Il tritacarne gli era piombato in testa uccidendolo. Belle chiamò un medico che a sua volta avvertì la polizia; il medico legale sospettò che si trattasse di un omicidio ma, grazie alla testimonianza della figlia adottiva Jenny Olsen (che affermò di aver assistito alla scena) il caso venne archiviato come incidente. Il fratello di Peter non credette mai nell'innocenza della cognata e per sicurezza fece rapire la piccola Swanhilde Gunness per tenerla con sé. Ancora una volta la Gunness ottenne una discreta somma dall'assicurazione sulla vita del marito e due mesi più tardi diede alla luce un maschietto al quale diede il nome di Philip. Nel 1906, qualche anno dopo la morte di Peter Gunness, Jenny raccontò ad alcuni suoi compagni di scuola che era stata effettivamente sua madre ad assassinare il genitore, colpendolo violentemente col tritacarne. La notizia circolò e Jenny venne quindi di nuovo interrogata dalla polizia, ma di fronte agli inquirenti negò tutto. Belle dopo quell'episodio raccontò ai vicini che avrebbe mandato la figlia adottiva in un collegio nel Wisconsin. La ragazza raccontò ad un suo compagno di scuola della sua partenza, promettendogli che prima di lasciare la città sarebbe passata a salutarlo e gli avrebbe dato il suo indirizzo. Invece partì improvvisamente senza salutare nessuno. Nonostante il suo fisico robusto e mascolino, Belle era una donna molto sensuale che detestava la solitudine; ebbe così diversi amanti scelti tra gli uomini che lavoravano per lei, tra cui Ray Lamphere, l'ultimo. Altri pretendenti bussarono alla porta di Belle suscitando la gelosia dell'amante. Belle infatti aveva messo un annuncio su un giornale per emigranti norvegesi: "Donna attraente proprietaria di bella fattoria in ottime condizioni cerca uomo affidabile benestante scopo matrimonio". In molti risposero all'annuncio di Belle e ricevettero una lettera di risposta nella quale Belle chiedeva di depositare una somma di denaro a proprio nome per conquistare così la sua fiducia. Gli uomini venivano convinti proprio dalla sua richiesta stravagante in quanto veniva letto come sintomo di grande senso pratico ed onestà. A La Porte iniziarono così a susseguirsi gli spasimanti norvegesi. John Moo giunse da Elbow Lake, portando con sé mille dollari da offrire a Belle in cambio del contratto di matrimonio. Egli scomparve dalla fattoria una settimana dopo l'arrivo. In seguito si recò nella tenuta di Belle George Anderson, il quale però non aveva portato con sé il denaro richiesto; voleva infatti prima assicurarsi che la futura moglie gli piacesse. Si trovò davanti una donna di quarantotto anni vestita come un uomo e che si esprimeva in un linguaggio rude e volgare. Sarebbe ripartito subito ma Belle dispiegò tutte le armi di seduzione in suo possesso e trascorsero la notte insieme. Durante la notte si svegliò di soprassalto e vide Belle accanto a lui che lo fissava con un'espressione sinistra: fuggì via ed ebbe così salva la vita. Ray Lamphere mal sopportava il susseguirsi di amanti e le faceva terribili scenate finché Belle lo licenziò; ma l'uomo rimase sempre nei dintorni a spiarla: Belle lo denunciò. Infine, all'annuncio rispose Andrew Helgelien, proprietario di una fattoria ad Aberdeen, nel Dakota del Sud; la coppia si scambiò numerose lettere prima di incontrarsi e l'uomo arrivò a La Porte nel gennaio del 1908 con tutti i suoi risparmi. Qualche giorno dopo si recò presso la banca di La Porte con Belle a versare un assegno e subito dopo scomparve. Intanto il fratello di Helgelien, Asle, cominciò a preoccuparsi per l'assenza di Andrew. Belle di solito sceglieva tra i suoi uomini quelli che non avevano famiglia al fine di evitare ricerche, ma quella volta commise un errore. Asle le scrisse chiedendo notizie del fratello e Belle rispose che era stato da lei qualche tempo prima ma lei stessa aveva perso le sue tracce. Asle, non convinto da questa risposta, andò a La Porte e si recò dallo sceriffo denunciando la scomparsa del fratello ed esponendo i propri sospetti su Belle Gunness, ma proprio quella notte la fattoria di Belle venne distrutta da un incendio. La polizia pensò che i cadaveri che vennero rinvenuti fossero di Belle e dei suoi figli, ed arrestò Ray Lamphere, denunciato tempo prima dalla Gunness. Tutti quelli che conoscevano Belle ne piansero la morte, non sospettando che di lì a poco il loro dolore si sarebbe tramutato in orrore. Infatti Asle Helgelien aveva continuato le sue indagini alla ricerca del fratello ed aveva interrogato un ex dipendente della donna, Joe Maxson. Emerse che Maxson, sotto l'ordine di Belle, avesse livellato il terreno all'interno del porcile con grosse quantità di immondizia. Asle convinse lo sceriffo a controllare e dal primo scavo emerse il corpo mutilato di Andrew Helgelien; successivamente vennero dissotterrati i cadaveri di vari pretendenti di Belle, alcuni lavoratori di cui era stata amante nonché la figlia adottiva Jenny partita nel 1906 per un fantomatico collegio. Altri corpi tra cui quelli di una donna e di due bambini non furono mai identificati. Il numero delle vittime di Belle non fui mai accertato con precisione ma è stimato intorno a quaranta persone, se non più, probabilmente fino a oltre 60. Ray Lamphere venne riconosciuto colpevole per l'incendio doloso della fattoria, ma scagionato dall'accusa di omicidio venne condannato a vent'anni di carcere. Morì però l'anno successivo di tubercolosi: prima di esalare l'ultimo respiro fece una confessione completa al reverendo Schell, raccontando di non aver mai partecipato attivamente agli omicidi ma di aver aiutato Belle Gunnes a seppellire i cadaveri già smembrati. Raccontò inoltre la procedura degli omicidi. Belle attirava le sue vittime nella sua fattoria, serviva loro regali pasti, li deliziava a letto e in seguito li avvelenava con la stricnina o li uccideva durante il sonno con un'ascia; portava il corpo dello sventurato amante di turno nella cucina, dove sezionava il corpo, distribuendo poi i pezzi in vari sacchi di tela i quali venivano seppelliti nel porcile. Inoltre fornì la spiegazione dell'incendio. Disse che anche quello faceva parte del piano della donna: aveva ucciso con la stricnina una donna che si era recata presso la fattoria in cerca di lavoro, le aveva messo indosso i suoi abiti, le aveva tagliato la testa e lasciato vicino i suoi denti finti. Aveva ucciso i figli con la stricnina e messi a letto, dopodiché con Lamphere aveva dato fuoco alla casa. Successivamente Lamphere l'aveva accompagnata alla stazione ferroviaria, dalla quale Belle partì promettendo all'amante di dargli sue notizie, ma da allora non l'aveva più vista né sentita. Lo sceriffo non credette mai alle parole di Ray. I misteri che circondano quest'enigmatica serial killer sono parecchi; al momento del ritrovamento del cadavere di Belle molti dubitarono che il cadavere decapitato fosse della donna; le misure non corrispondevano: la donna morta era molto più piccola della signora Gunness e anche ammesso che la carne bruciata si restringa, la differenza era considerevole. Inoltre il medico incaricato di analizzare gli organi interni rivelò la presenza di tracce di stricnina. Venne inoltre interpellato un dentista il quale identificò i denti finti come appartenenti a Belle, ma poteva comunque averli messi lì apposta. Si sospettò che Belle Gunness non fosse una donna bensì un uomo, sospetto che risaliva dalla nascita del figlio Philip. Le vicine raccontarono che Belle aveva evitato di mostrarsi durante il parto, nonostante le donne si fossero offerte di aiutarla. Quando la levatrice era giunta nella fattoria la trovò già in piedi con un bambino perfettamente pulito ed addormentato, il quale appariva più grande di un neonato. Pensarono che il bambino non fosse suo e che Belle fosse un uomo; tesi sostenuta anche dagli uomini del paese, i quali l'avevano vista compiere mansioni particolarmente difficili come caricarsi sulle spalle pesanti tronchi di legna senza dimostrare fatica. La donna faceva inoltre tutti i lavori pesanti nella fattoria. Belle Gunness inoltre fu avvistata parecchie volte successivamente alla sua presunta morte. Nel 1909 un cittadino di La Porte giurò di averla vista in casa dell'amica del cuore di Belle, Almetta Hay. Dopo la morte di Almetta nella sua abitazione venne rinvenuto il teschio di una donna avvolto in un materasso. Si potrebbe dedurre che si trattasse dei resti del cranio appartenuto alla donna uccisa nell'incendio, ma non furono mai fatte indagini a tal proposito.

venerdì 13 dicembre 2019

Bernie Madoff


Bernie Madoff
Bernard Lawrence Madoff (New York, 29 aprile 1938) è un ex banchiere e criminale statunitense, condannato per una delle più grandi frodi finanziarie di tutti i tempi. Nasce a New York da una famiglia di origine ebraica, si sposa con Ruth Madoff. Era molto conosciuto e stimato nella comunità, come dimostrano le numerose cariche ricevute presso le più importanti istituzioni culturali della città. Era consigliere della Sy Syms School of Business della Yeshiva University, del New York City Center e membro del Cultural Institutions Group. È stato anche presidente del NASDAQ, il listino dei titoli tecnologici statunitensi. Ha iniziato la sua attività come broker negli anni sessanta, reinvestendo gli utili della sua attività di bagnino a Long Island. Man mano che la sua impresa, la Bernard Madoff Investment Securities, cresceva di dimensioni, ha assunto molti familiari, a partire dal fratello Peter e fino ai figli Mark e Andrew. La sua reputazione personale, specialmente nella comunità ebraica, era così grande da essere stato soprannominato Jewish Bond (Obbligazione ebraica). L'11 dicembre 2008 Madoff è stato arrestato dagli agenti federali, accusato di aver truffato i suoi clienti causando un ammanco pari a circa 65 miliardi di dollari (60 miliardi di euro). La sua società si è infatti rivelata come un gigantesco schema Ponzi. Tale sistema deve il suo nome a un immigrato italiano, che agli inizi del '900 lo mise in atto per primo su grande scala, e consisteva nel promettere fraudolentemente agli investitori alti guadagni, pagando gli interessi maturati dai vecchi investitori con i soldi dei nuovi investitori. Rispetto agli altri hedge fund Madoff non vantava profitti del 20-30%, ma si attestava su un più credibile rendimento del 10% annuo, costante nonostante l'andamento del mercato. La truffa consisteva nel fatto che Madoff versava l'ammontare degli interessi pagandoli con il capitale dei nuovi clienti. Il sistema saltò nel momento in cui i rimborsi richiesti superarono i nuovi investimenti. Nell'ultimo periodo le richieste di disinvestimento avevano raggiunto una tale cifra, circa 7 miliardi di dollari, che Madoff non fu più in grado di onorare la remunerazione degli interessi promessi con le risorse finanziarie disponibili. Il caso Madoff rappresenta un grave fallimento per le attività di controllo. La SEC, già a partire dal 1992, aveva effettuato diverse verifiche presso la Bernard Madoff Investment Securities, senza rilevare gravi violazioni. Addirittura nel dicembre del 2008 era stato segnalato che nonostante Madoff gestisse circa 17 miliardi di dollari per conto dei suoi clienti, solamente 1 miliardo era investito in azioni. Anche i concorrenti e gli altri analisti avevano nel tempo espresso dubbi sulle incredibili performance di Madoff, come ad esempio Harry Markopolos, che nel 1999 e nel 2005, dopo essere arrivato alla conclusione che i risultati di Madoff erano tecnicamente molto sospetti se non impossibili, denunciò la cosa alle autorità di controllo. I clienti di Madoff erano perlopiù grandi istituti finanziari e investitori istituzionali, sui quali sono ricadute le conseguenze della truffa. Diverse banche in tutto il mondo hanno dichiarato di essere esposte verso il fondo di Madoff sia direttamente, sia attraverso fondi da loro gestiti. Tra le italiane UniCredit per 75 milioni di euro e il Banco Popolare per 8 milioni. Più gravi invece le ricadute per altri istituti europei come Royal Bank of Scotland, esposta per circa 445 milioni di euro, la spagnola Bbva, per circa 300 milioni di euro, e la francese Natixis, a sua volta con perdite pari a 450 milioni di euro. L'importo più consistente pare essere quello del gruppo britannico HSBC, esposto per circa un miliardo di dollari (tuttavia al mese di ottobre 2011, la SEC ritiene che il gruppo britannico sia riuscito a rientrare in possesso di almeno 600 milioni di dollari tramite indagini private) e della società di gestione Fairfield Greenwich Group, che ha investito nel fondo di Madoff oltre metà del suo patrimonio per una cifra di 7,5 miliardi di dollari. Sembra che anche alcuni importanti personaggi del mondo degli affari o dello spettacolo abbiano investito cifre più o meno ingenti con Madoff, direttamente o tramite fondazioni a loro riconducibili. Ad esempio, la Wunderkinder Foundation di Steven Spielberg potrebbe aver perso una buona parte del suo capitale; stessa sorte sarebbe toccata al magnate dell'editoria Mortimer Zuckerman, al premio Nobel Elie Wiesel, all'icona cinematografica Zsa Zsa Gábor (che avrebbe perso una somma compresa tra i 7 e i 10 milioni di dollari), all'attore Kevin Bacon e sua moglie, Kyra Sedgwick, e a John Malkovich. Il 29 giugno 2009 Madoff è stato condannato a 150 anni di carcere per i reati commessi. Nel mese di agosto 2009 viene rivelato dal New York Post, che Bernand Madoff avrebbe un cancro e che la malattia lo avrebbe consumato al punto di lasciargli solamente pochi mesi di vita e che per questa ragione si sarebbe dichiarato durante il procedimento come unico responsabile della truffa. Tramite una nota pubblicata in seguito dal The Wall Street Journal, però, il Bureau of Federal Prison ha smentito la malattia. Il 24 dicembre del 2009 comunque Madoff venne ricoverato in ospedale, ufficialmente per motivi di vertigini e pressione alta. L'11 dicembre 2010 suo figlio Mark si suicida a Manhattan, mentre il 3 settembre 2014 muore anche l'altro figlio Andrew, affetto da linfoma mantellare.

sabato 9 novembre 2019

H.H. Holmes


H. H. Holmes
Henry Howard Holmes, nato Herman Webster Mudgett, nato a Gilmanton, 16 maggio 1861 e morto a Filadelfia, 7 maggio 1896, è stato un assassino seriale statunitense. Gli vengono attribuiti oltre 200 omicidi, di cui 27 accertati.
Nella sua biografia, scritta durante l'ultima detenzione in carcere, affermò di avere commesso 133 omicidi, ma in seguito ritrattò l'affermazione dicendo che era un trucco per guadagnare soldi; la polizia dell'epoca, perquisendo l'edificio dove era solito commettere gli omicidi, affermò di avere trovato gli scheletri di 150 persone, e gli attribuì 200 vittime. La cifra reale resta però sconosciuta. H.H. Holmes nacque il 16 maggio 1861 in New Hampshire. Suo padre era un uomo violento che soffriva di alcolismo. Holmes era vittima di bullismo a scuola perché molti compagni di classe erano invidiosi dei suoi ottimi risultati. Raccontò che una volta i bulli lo costrinsero a toccare il cranio di uno scheletro e da quel momento in poi cambiò la sua personalità: gli piaceva torturare con sadici esperimenti animali randagi. Sognava sempre di essere un dottore: questo sarà il suo futuro lavoro. Dopo essere stato espulso dalla scuola per frode all'assicurazione, si sposò e si trasferì da solo a Englewood, una località nell'Illinois, vicina a Chicago. Fu qui che cambiò il suo nome da Herman Webster Mudgett a Henry Howard Holmes. Intorno a questo periodo Holmes commise il suo primo omicidio, a scopo di profitto, avvelenando una donna. Diverso tempo dopo lesse in un annuncio che una donna anziana cercava un aiutante per la sua farmacia: Holmes rispose presentandosi in casa sua e offrendosi per giunta di curarle il marito da tempo gravemente malato. Tuttavia Holmes, col pretesto di aiutarlo, avvelenò l'uomo. Egli propose quindi all'anziana signora di cedergli la farmacia lasciandogliela gestire; in cambio lui le avrebbe garantito un reddito mensile. La donna imprudentemente accettò, ma non ottenne mai il pagamento del debito, e presto sparì anche lei, diventando la terza vittima di Holmes. Con i soldi di alcune frodi assicurative Holmes fece costruire un enorme edificio a tre piani che gli serviva da abitazione, farmacia, negozio e hotel: Holmes era solito infatti affittare molte delle camere (anche ad amici e collaboratori, che finirono poi per diventare vittime della sua follia omicida). L'edificio era talmente imponente da essere soprannominato il Castello. Con una serie di modifiche nella struttura interna dell'edificio Holmes rese il secondo e terzo piano un dedalo di camere che costituiva un vero labirinto e una inaudita trappola mortale per chiunque vi si addentrasse: le camere erano infatti collegate tra loro grazie a passaggi segreti, muri scorrevoli, spioncini, porte blindate, stanze segrete, camere insonorizzate, scale e corridoi che finivano contro un muro, e botole sul pavimento che si aprivano a comando e facevano scivolare la vittima in cantina: lì si trovava una enorme piscina riempita di acido corrosivo, dove Holmes immergeva i corpi e i cadaveri dei malcapitati. Tutte le stanze erano inoltre delle vere e proprie camere a gas, progettate per uccidere chiunque si trovasse all'interno: tutte le porte potevano infatti essere bloccate dall'esterno, e i muri erano foderati con l'amianto: in tale modo, Holmes era libero anche di dare fuoco al gas presente nell'ambiente, evitando il propagarsi della combustione. In una delle stanze segrete si trovava infine un forno crematorio.
Tra il 1892 e il 1894 un numero enorme di clienti di qualsiasi età (anche bambini), visitatori, garzoni, conoscenti, fidanzate e perfino complici di Holmes troveranno la morte nel castello. Il suo modus operandi era il seguente: spesso affittava una camera; poi, dopo aver intrappolato le vittime ed aver goduto delle loro urla strazianti, li faceva morire asfissiati nella camera oppure li gasava. A volte incendiava il gas in modo da carbonizzarli. Il corpo veniva quindi recuperato ed utilizzato in tre modi: eviscerato e scarnificato per poi rivenderne lo scheletro alle università; sciolto completamente nella piscina con l'acido; o utilizzato da Holmes come cavia per dissezioni ed esperimenti non meglio definiti, senza finalità scientifiche. Proprio nel 1892 cadeva il World's Fair, la grande esposizione organizzata in occasione dei 400 anni dalla scoperta dell'America. Molte delle vittime furono semplici turisti che decisero di visitare il castello di Holmes. La frequenza degli omicidi era elevata ed il guadagno ricavato dalla vendita degli scheletri fu molto redditizio. Nessuno nutriva sospetti: Holmes agì indisturbato, nonostante le decine di sparizioni nell'area. Spesso, il numero di sparizioni coincideva con il numero delle frodi che Holmes faceva ai danni delle società di assicurazioni. Poco prima del 1894, Holmes, vedendosi accerchiato dai creditori, in un momento di difficoltà economica, abbandonò il castello per rifugiarsi altrove. Diverse settimane dopo un altro suo complice (tale Pat Quinlan) bruciò l'edificio, furioso per aver perso l'amante, sua sorella e la sua figlia illegittima: Holmes per errore mentre erano in una stanza le aveva come al solito gasate e scarnificate. Dopo aver lasciato Chicago, Holmes provò a intascare i soldi dell'assicurazione per incendio accidentale, ma un investigatore mandò a monte il piano scoprendo che l'incendio era doloso. Holmes non venne accusato di nulla, ma continuò a truffare e, tra una truffa e l'altra, uccidere. Dopo un'altra truffa andata male Holmes finì in carcere. Qui conobbe una nuova complice, Marion Hedgepeth. Insieme, una volta liberati, architettarono un omicidio ai danni di un conoscente di Holmes, un certo Benjamin Pitezel, e una frode all'assicurazione legata alla sua morte. Marion avrebbe avuto la sua percentuale. L'omicidio venne compiuto e Holmes intascò i soldi ma sparì di nuovo senza dare i soldi alla Hedgepeth. Essa, per vendicarsi, informò la società di assicurazioni truffata e lì scattò un mandato di arresto per Henry Howard Holmes. Holmes fu arrestato a Boston il 17 novembre 1894, mentre stava per imbarcarsi per l'Europa. Fino ad allora non fu mai arrestato per via dei suoi continui spostamenti e cambi di identità. In carcere fu dapprima riconosciuto colpevole di 4 omicidi, poi arrivò a confessarne all'incirca altri 27; la polizia quindi controllò i resti del castello, affermando di avere trovato gli scheletri di 150 persone. Ma probabilmente molti di più furono quelli che non si poterono recuperare, siccome potevano essere stati o completamente bruciati o dissolti nell'acido, venduti o fatti sparire altrimenti. Holmes ne confessò altri mentre scriveva la sua biografia, che venne venduta a buon prezzo. La cifra arrivò a 133, nonostante la polizia lo ritenesse fortemente sospettato di oltre 200 omicidi in totale; successivamente disse di avere confessato 133 omicidi solo per guadagnare soldi. Nel 1895 iniziò e finì il processo contro di lui e venne dichiarato colpevole di solo 9 degli almeno 27 omicidi e di un gran numero di frodi assicurative. La pena prevista era la morte.
Il suo castello, nonostante fosse ridotto a un moncone bruciato, divenne un'attrazione per gli abitanti, fino a quando un secondo incendio scoppiato misteriosamente lo rase al suolo completamente. Henry Howard Holmes morì impiccato la mattina del 7 maggio 1896, all'età di soli 34 anni; fino all'ultimo volle essere chiamato «dottor Holmes». La sua fu una lenta agonia, che durò quindici minuti: il cappio infatti non era stato preparato a regola d'arte. Il corpo è tuttora sepolto nell'Holy Cross Cemetery. Le sue ultime parole furono "prendi il tuo tempo, non pasticciarlo".



giovedì 31 ottobre 2019

Friedrich Wilhelm Voigt: Der Hauptman von Köpenick


Friedrich Wilhelm Voigt: Der Hauptman von Köpenick
Friedrich Wilhelm Voigt, detto Der Hauptmann von Köpenick (Il capitano di Köpenick), nato a Tilsit, 13 febbraio 1849 e morto a Lussemburgo, 3 gennaio 1922, è stato un criminale tedesco. È celebre soprattutto per un'impresa portata a termine nel 1906 in cui, travestito da ufficiale prussiano, prese il controllo del municipio di Köpenick per alcune ore, facendo imprigionare il tesoriere e il sindaco e allontanandosi con parte del tesoro cittadino. In Germania Voigt non viene comunemente considerato un criminale, bensì un eroe popolare che si opponeva alle ingiustizie del governo, intrappolato in un paradosso: non poteva avere lavoro perché privo di passaporto, ma non poteva avere un passaporto poiché non aveva lavoro (un esempio di Paradosso del Comma 22). La sua storia è nelle scuole occasionalmente portata come esempio di coraggiosa resistenza verso un governo ingiusto. Voigt nacque a Tilsit, Prussia (poi diventata Sovetsk) il 13 febbraio 1849. Nel 1863, all'età di 14 anni, ricevette una condanna a 14 giorni di prigione per furto. Per la condanna fu espulso dalla scuola, e cominciò a lavorare come apprendista calzolaio col padre. Tra il 1864 e il 1891 Voigt collezionò una serie di condanne per furto e contraffazione per un totale di 25 anni di carcere, arrivando ad essere condannato a 15 anni per un singolo furto, venendo infine rilasciato il 12 febbraio 1906. Voigt visse come vagabondo per qualche tempo, andando poi a vivere con la sorella a Rixdorf, nei pressi di Berlino. Lavorò saltuariamente come calzolaio, finché il 24 agosto 1906 la polizia lo espulse da Berlino come "indesiderabile", per via del fatto che aveva scontato condanne in passato. Ufficialmente dichiarò di volersi recare ad Amburgo, ma rimase in segreto a Berlino. Il 16 ottobre 1906, dopo una lunga preparazione, Voigt era pronto a portare a termine una nuova truffa. Aveva acquistato in vari negozi alcuni pezzi di uniformi da capitano usate, e aveva fatto alcune prove con dei soldati per vedere che effetto suscitassero. Dieci giorni prima aveva dato le dimissioni dalla fabbrica di scarpe dove lavorava. Dopo aver indossato tutti i pezzi di uniforme, si diresse alla caserma locale, dove richiamò quattro granatieri e un sergente di ritorno da una pattuglia e gli ordinò di seguirlo. I soldati, alla vista dell'uniforme e addestrati ad obbedire senza domande, seguirono Voigt, il quale dopo aver fatto allontanare il sergente reclutò altri sei soldati dal poligono di tiro. In compagnia dei soldati, si diresse in treno verso Köpenick, a est di Berlino: lì con i soldati occupò il municipio, bloccando tutte le uscite. Ordinò quindi alla polizia del luogo di occuparsi del mantenimento della legge e dell'ordine, e diede ordine al locale ufficio postale di impedire qualsiasi comunicazione con Berlino per un'ora. Fece arrestare il tesoriere von Wiltberg e il sindaco Georg Langerhans, affermando di sospettarli di irregolarità sui bilanci, e confiscò 4002 marchi e 37 pfennig, lasciando anche una ricevuta. La ricevuta aveva la firma del direttore della prigione in cui Voigt aveva scontato la pena. Voigt requisì due carri, e ordinò ai granatieri di portare gli uomini in stato di arresto alla Neue Wache di Berlino per l'interrogatorio. Ordinò alle altre guardie di rimanere in posizione per mezz'ora, e si allontanò verso la stazione. Dopo essersi cambiato in abiti civili, scomparve. Nei giorni successivi la stampa tedesca avanzò diverse ipotesi su cosa fosse accaduto, mentre l'esercito condusse un'inchiesta formale. Il pubblico prese in simpatia il coraggioso e originale truffatore. Voigt fu arrestato il 26 ottobre. Il 1º dicembre ricevette una condanna a quattro anni di prigione per contraffazione, per aver impersonato un ufficiale e per "imprigionamento illecito". Tuttavia, l'opinione pubblica rimase in suo favore. Il Kaiser Guglielmo II gli concesse la grazia il 16 agosto 1908. Secondo alcune testimonianze, anche il Kaiser fu divertito dall'incidente, e definì Voigt un "amabile mascalzone".  Anche la stampa inglese trovò motivi di divertimento, vedendo l'evento come una conferma degli stereotipi sul popolo tedesco. Il 27 ottobre 1906 sul The Illustrated London News comparve una nota che ricordava che:
«Per anni i tedeschi hanno instillato nella loro gente la reverenza per l'onnipotenza del militarismo, il cui simbolo più sacro è l'uniforme tedesca. Le offese contro questa mania portano a severe punizioni. Ufficiali che non si sono considerati salutati adeguatamente hanno estratto le loro spade impunemente contro cittadini.»
Sullo stesso numero, Gilbert Keith Chesterton sottolineava che:
«La parte più incredibile di questa incredibile truffa (almeno agli occhi di un Inglese) è quella che, piuttosto stranamente, ha ricevuto meno commenti. Intendo il momento in cui il sindaco chiese di vedere un mandato, e il Capitano rispose facendo puntare le baionette dei suoi uomini e dicendo "Queste sono la mia autorità". Uno penserebbe che chiunque avrebbe potuto capire che nessun soldato avrebbe mai parlato così.»
Voigt decise di sfruttare la sua fama, intraprendendo una serie di iniziative nel mondo dello spettacolo. Una sua statua in cera fu esposta al museo delle cere di Berlino, in Unter den Linden, già quattro giorni dopo il suo rilascio. Voigt stesso apparve in pubblico al museo per autografare le proprie fotografie, ma gli ufficiali della città il giorno stesso gli vietarono di tenere altri incontri pubblici. Per aggirare il divieto, cominciò a interpretare se stesso in una commedia rappresentata in vari piccoli teatri tedeschi, cogliendo le occasioni per autografare fotografie. La commedia ebbe buon successo e, nonostante il divieto delle forze dell'ordine, venne rappresentata anche a Dresda, Vienna e Budapest all'interno di cabaret, ristoranti e parchi divertimenti. Nel 1909 Voigt a Lipsia pubblicò un libro, Come diventai il Capitano di Köpenick, che ottenne buon riscontro di vendite. Un suo tour negli Stati Uniti rischiò di fallire, poiché le autorità statunitensi gli rifiutarono il visto. Sbarcato nel 1910 in Canada, entrò negli USA via terra. Una sua statua venne esposta al museo di Madame Tussauds a Londra. Nel 1910 si trasferì in Lussemburgo, lavorando come cameriere e calzolaio e vivendo di un vitalizio garantitogli da una ricca vedova berlinese. Due anni dopo acquistò una casa e andò in pensione, ma l'inflazione che seguì la Prima guerra mondiale distrusse la sua ricchezza. Voigt morì in Lussemburgo nel 1922.



sabato 26 ottobre 2019

Mary Baker: Caraboo Princess


Mary Baker: Caraboo Princess
Mary Baker, nata Willcocks l’11 novembre 1792 (non è certo), morta a Witheridge, Devonshire, Inghilterra il 24 dicembre 1864, Bristol, Inghilterra. Fu una nota impostora del suo tempo. Si pose come la immaginaria principessa Caraboo, una principessa di un regno di un’isola lontana. Baker ha ingannato una città britannica per alcuni mesi.
Il 3 aprile 1817, un calzolaio ad Almondsbury nel Gloucestershire, in Inghilterra, incontrò una giovane donna apparentemente disorientata che indossava abiti esotici che parlava un linguaggio incomprensibile. La moglie del calzolaio portò questa sconosciuta dal sorvegliante dei poveri, che la mise nelle mani del magistrato locale della contea, Samuel Worrall, che viveva a Knole Park nella tenuta dove si trova Tower House. Neanche Worrall e sua moglie Elizabeth, nata in America, la capivano; ciò che determinarono fu che si chiamava Caraboo e che era interessata alle immagini cinesi. La mandarono alla locanda locale, dove identificò il disegno di un ananas con la parola "nanas", che significa ananas in lingue indonesiane, e insistette per dormire sul pavimento. Samuel Worrall dichiarò di essere una mendicante e che doveva essere portata a Bristol e processata per vagabondaggio.
Durante la sua prigionia, un marinaio portoghese di nome Manuel Eynesso (o Enes) disse che parlava la sua lingua e tradusse la sua storia. Secondo Enes, era la principessa Caraboo dell'isola di Javasu nell'Oceano Indiano. Era stata catturata dai pirati e dopo un lungo viaggio era saltata fuori bordo nel Canale di Bristol e aveva nuotato a terra.
I Worralls portarono Caraboo a casa loro. Per dieci settimane, questo rappresentante della sovranità esotica è stata la favorita dei dignitari locali. Usava l’arco, giocare di scherma, nuotò nuda e pregò un dio, che chiamò Allah-Talla (una variante ortografica di uno dei nomi formali di Dio in Islam ). Ha acquisito abiti esotici e il suo ritratto è stato dipinto e riprodotto su giornali locali. La sua autenticità è stata attestata da una dottoressa Wilkinson, che ha identificato la sua lingua usando il Pantographia di Edmund Fry e ha affermato che i segni sulla sua testa erano opera di chirurghi orientali. I giornali hanno pubblicato storie sulle avventure della principessa Caraboo che le hanno procurato il plauso nazionale.
Alla fine è emersa la verità. La guardiana della pensione, la signora Neale, la riconobbe dall'immagine sul Bristol Journal e informò i suoi ospiti. Questa aspirante principessa era in verità Mary Willcocks, figlia di un calzolaio di Witheridge, nel Devon. Era stata una domestica in Inghilterra ma non aveva trovato posto dove stare. Ha inventato il suo linguaggio fittizio da parole immaginarie e zingaresche e ha creato un personaggio e una storia esotici. I segni strani sulla sua testa erano cicatrici da un'operazione di coppettazione in un ospedale per poveri di Londra. La stampa britannica fece gran parte della beffa a spese della classe media rustica ingannata. La signora Worrall ebbe pietà di lei e la fece viaggiare per Filadelfia, per la quale partì il 28 giugno 1817.
Il 13 settembre 1817 fu stampata una lettera sul Bristol Journal, presumibilmente da Sir Hudson Lowe, il funzionario incaricato dell'esiliato imperatore Napoleone a Sant'Elena. Affermò che dopo che la nave legata a Filadelfia che trasportava la bellissima Caraboo era stata spinta vicino all'isola da una tempesta, l'intrepida principessa si impulsivamente si lasciò andare alla deriva su una piccola barca, remò a terra e affascinò così l'imperatore che si stava applicando al Papa per una dispensa per sposarla. Quella storia non è verificata.
Negli Stati Uniti, ha continuato brevemente il suo ruolo, apparendo sul palco della Washington Hall di Filadelfia come "Principessa Caraboo", con scarso successo. Il suo ultimo contatto con i Worralls fu in una lettera di New York nel novembre 1817, in cui si lamentava della sua notorietà. Sembra essere tornata a Filadelfia fino a quando ha lasciato l'America nel 1824, tornando in Inghilterra.
Nel 1824 tornò in Gran Bretagna e si esibì per un breve periodo a New Bond Street, a Londra, nei panni della Principessa Caraboo, ma la sua recita non ebbe successo. Potrebbe essersi recata per un breve periodo in Francia e in Spagna, ma presto sarebbe tornata in Inghilterra.
Nel settembre del 1828, viveva come vedova a Bedminster sotto il nome di Mary Burgess (in realtà il nome di una cugina). Lì sposò Richard Baker e diede alla luce una figlia di nome Mary Ann l'anno successivo intorno al 1829. Nel 1839, stava vendendo sanguisughe al Bristol Infirmary Hospital. Morì per una caduta il 24 dicembre 1864 e fu sepolta nel cimitero di Hebron Road a Bristol. Sua figlia continuò i suoi affari, vivendo da sola a Bedminster in una casa piena di gatti fino alla sua morte in un incendio nel febbraio 1900.

giovedì 5 settembre 2019

Victor Lusting: L'uomo che vendette la Torre Eiffel


Victor Lusting: l’uomo che vendette la Torre Eiffel
Victor Lustig, nato a Hostinné il 4 gennaio 1890 e morto a Springfield il 11 marzo 1947, è stato un truffatore ceco, conosciuto come "l'uomo che vendette la Torre Eiffel". Considerato uno dei migliori artisti della truffa di inizio secolo, tra la fine degli anni dieci del XX secolo e il 1935 mise in atto decine di raggiri in Europa e negli Stati Uniti d'America, il più famoso dei quali fu la vendita come ferro vecchio della Torre Eiffel, che mise in atto per ben due volte. Fu infine catturato dai servizi segreti statunitensi e condannato a 20 anni di carcere ad Alcatraz.
Victor Lustig nacque a Hostinné, cittadina boema al tempo appartenente all'Impero austro-ungarico e oggi facente parte della Repubblica Ceca. La sua vera identità è in realtà un mistero: Lustig non era il suo vero nome ma uno degli pseudonimi che utilizzò per compiere le imprese criminali che lo resero famoso. Nei registri della prigione di Alcatraz, dove trascorse gli ultimi anni di vita, era chiamato Robert V. Miller, ma è possibile che anche quello fosse un nome d'arte. Durante gli anni raccontò di provenire da una famiglia della media borghesia e che suo padre era il borgomastro del paese natale, ma in alcuni documenti ritrovati nella prigione egli descrive i suoi genitori come poveri contadini e racconta che iniziò a rubare per poter sopravvivere. Dotato di prontezza di spirito e grande intelligenza, era in grado di parlare fluentemente in ceco, tedesco, inglese, francese e italiano. All'età di 19 anni si trasferì a Parigi per frequentare l'università, ma trascorreva più tempo a scommettere a poker e bridge e a giocare a biliardo. Conosceva alla perfezione tutti i trucchi con le carte da gioco e, secondo un articolo contemporaneo della rivista True Detective Mysteries, grazie alla sua abilità era in grado di "far fare ad un mazzo di carte qualunque cosa tranne parlare". Durante il soggiorno francese si procurò anche una cicatrice allo zigomo sinistro, causatagli da un uomo geloso delle attenzioni che stava dedicando alla moglie, segno che lo accompagnerà per il resto della vita. Ben presto lasciò gli studi e iniziò a commettere decine di truffe e piccoli crimini in tutta Europa, grazie all'uso di una moltitudine di pseudonimi. Fu arrestato diverse volte ma non trascorse mai molto tempo in prigione. Successivamente iniziò a frequentare i lussuosi ambienti dei transatlantici che facevano la spola tra la Francia e gli Stati Uniti d'America sui quali, con l'identità del conte Victor Lustig, giocava a carte e raggirava i ricchi passeggeri.
La prima guerra mondiale portò ad una battuta d'arresto dei viaggi di piacere attraverso l'oceano e nel 1920 Lustig si trasferì negli Stati Uniti, dove era entrato in vigore il proibizionismo e dove mise nuovamente all'opera le proprie abilità come truffatore. Nel 1922 venne a sapere di un ranch in Missouri che era stato espropriato e offrì all'American Savings Bank una somma di 22.000 dollari in Liberty bond per acquistarlo; convinse inoltre i funzionari della banca a cambiargli altri 10.000 dollari di bond in denaro, in modo da poter disporre di un capitale sufficiente a gestire il ranch. L'accordo fu siglato e titoli e denaro furono messi all'interno di due buste. Con un gioco di mani Lustig riuscì però ad effettuare uno scambio di buste e ad andarsene con sia il denaro che i titoli. Scoperto l'inganno, fu inseguito fino a Kansas City dove venne arrestato, ma riuscì ad ottenere un rinvio a giudizio e a fuggire. Nel maggio 1925 si trasferì nuovamente a Parigi, dove mise in atto quella che probabilmente è la sua truffa più celebre. La città si stava riprendendo dai danni della guerra e i giornali davano risalto alle cattive condizioni della Torre Eiffel. La torre infatti, costruita per l'esposizione universale del 1889, avrebbe dovuto essere smantellata o spostata in un altro sito nel 1909, ma i tempi e i costi necessari all'operazione, oltre all'utilità dimostrata dalla struttura come torre per le comunicazioni, fecero sì che l'operazione non avesse mai luogo. Anni di scarsa manutenzione avevano però ridotto la torre in pessime condizioni, al punto da far nuovamente pensare alla sua demolizione o completa ricostruzione. Dopo aver letto uno di tali articoli Lustig ideò la sua truffa. Con l'aiuto di un complice di nome Robert Tourbillon si procurò della carta da lettera con l'intestazione del Ministero delle Poste e dei Telegrafi, ente responsabile della torre, e fingendosi un funzionario del governo francese affittò una camera all'Hôtel de Crillon, uno degli alberghi più eleganti della città. Scrisse quindi una lettera ai più importanti commercianti di rottami di ferro del paese spiegando loro che, a causa delle sue cattive condizioni, si era resa necessaria la demolizione della Torre Eiffel, e invitandoli nell'hotel per fare un'offerta per l'acquisto dei rottami metallici. La segretezza di tutta l'operazione era resa necessaria dal desiderio di evitare proteste da parte dei cittadini prima che gli accordi fossero ultimati. Uno dei compratori, un uomo di nome André Poisson, cadde nell'inganno e accettò di consegnare a Lustig una valigia con la cifra richiesta di 250.000 franchi, l'equivalente di circa un milione di euro odierni. Inoltre, credendo Lustig un funzionario governativo corrotto, gli diede anche una generosa mazzetta al fine di assicurarsi l'affare. Quando, alcuni giorni dopo, Poisson si recò agli uffici del Ministero, dove i veri funzionari erano ovviamente all'oscuro di tutta la storia, capì di essere stato truffato, ma fu così imbarazzato dall'accaduto che rifiutò di denunciare il fatto alla polizia. Nel frattempo Lustig e il suo complice avevano fatto perdere le loro tracce. Visto il successo ottenuto la prima volta, alcuni mesi dopo il truffatore provò a ripetere l'impresa. Questa volta però la vittima dopo essersi accorta dell'inganno denunciò tutto alla polizia e, per sfuggire all'arresto, Lustig fu costretto a lasciare in fretta la città e a trasferirsi nuovamente negli Stati Uniti. Un'altra delle sue truffe più celebri fu quella della Rumanian Box, una macchina in grado di produrre copie autentiche di banconote di grosso taglio: Lustig invitava la vittima designata a inserire una banconota da 1.000 dollari in una fessura del marchingegno, insieme ad un foglio di carta bianca, e dopo aver girato una serie di manopole la macchina restituiva una seconda banconota apparentemente perfetta. L'unico problema del congegno era che, a causa del complicato procedimento di copiatura, era necessario attendere sei ore prima di poter stampare una seconda nuova banconota. Atteso il tempo necessario, ed ottenuta la nuova banconota, il truffatore invitava la vittima a recarsi presso una banca per provare l'autenticità delle banconote così prodotte. In realtà si trattava proprio di veri pezzi da 1.000 dollari, che Lustig aveva precedentemente nascosto in un cassetto della macchina. Se la vittima, attirata dalla possibilità di un facile profitto, accettava a quel punto di comprare ad alto prezzo il congegno moltiplicatore, dopo aver concluso l'affare Lustig faceva rapidamente perdere le proprie tracce e ovviamente la macchina non produceva più nessuna nuova banconota. Gli inganni di Lustig non risparmiarono neppure il famigerato gangster Al Capone. Il truffatore convinse Capone ad investire 50.000 dollari in una operazione a cui stava lavorando, promettendogli lauti profitti dopo sessanta giorni. In realtà Lustig si limitò a mettere da parte il denaro e dopo due mesi tornò da Capone per restituirglielo spiegando che l'affare era sfumato. Impressionato dall'apparente onestà di Lustig, che avrebbe potuto semplicemente fuggire con il denaro, il gangster lo ricompensò con una banconota da 1.000 dollari, facendo ottenere al truffatore proprio ciò che aveva sperato. All'inizio degli anni trenta Lustig si alleò con il falsario William Watts ed entrò nel giro della produzione di banconote false. I loro lavori erano di ottima qualità e iniziarono a circolare per tutto il paese, attirando l'attenzione dei servizi segreti statunitensi. In particolare si dedicò al caso l'agente Peter A. Rubano, che per anni studiò e seguì gli spostamenti del truffatore. In più occasioni Lustig riuscì a sfuggire alla cattura grazie alle sue abilità nel travestirsi e nell'usare false identità, ma il 10 maggio 1935 Rubano riuscì finalmente a catturarlo in una strada di New York. Il 1º settembre 1935, mentre era in attesa del processo, Lustig riuscì a fuggire dal centro federale di detenzione di Manhattan, calandosi dalla finestra con una corda di lenzuola arrotolate e fingendosi un lavavetri per non attirare l'attenzione dei passanti in strada. La libertà però non durò a lungo e venne nuovamente catturato a Pittsburgh il 28 settembre successivo. Il 5 dicembre dello stesso anno Lustig fu condannato a 15 anni di carcere per contraffazione, più altri 5 per la sua evasione, da scontare nel carcere di Alcatraz. Il truffatore trascorse in carcere gli ultimi anni di vita e morì per le complicanze di una polmonite l'11 marzo 1947 nel centro medico per prigionieri federali di Springfield, in Missouri, dove era stato trasferito per ricevere cure mediche.

mercoledì 28 agosto 2019

Andrew Phillip Cunanan


Andrew Phillip Cunanan
Andrew Phillip Cunanan (National City, 31 agosto 1969 – Miami Beach, 23 luglio 1997) è stato un serial killer statunitense. Il 12 giugno del 1997 era diventato il fuggitivo numero 449 a essere inserito dall'FBI nella FBI Ten Most Wanted Fugitives, la lista dei ricercati più pericolosi degli Stati Uniti.
Andrew è il più giovane dei quattro figli di Mary Ann Schillaci (di origini italiane) e Modesto Cunanan (di origini filippine). Cresce nel "quartiere per bene" di Rancho Bernardo, a nord della città di San Diego. Frequenta la blasonata “Bishop's School” a La Jolla, California. Ha un ottimo profitto negli studi, prediligendo gli argomenti classici, il teatro drammatico, la storia e il francese. Talvolta esibisce provocatoriamente la propria omosessualità. Manifesta, però, comportamenti aggressivi nei confronti di altri studenti. Si diploma nel 1987 e nello stesso anno si iscrive - dimostrando grandi qualità intellettive - alla facoltà di Storia degli Stati Uniti d'America all'Università della California, San Diego; tuttavia non si laureerà mai, né presterà mai servizio militare. Non avrà neppure un lavoro stabile. All'età di 18 anni, sospettato di illeciti fiscali, raggiunge il padre, che aveva abbandonato moglie e figli per tornare nella sua terra di origine (le Filippine). Tuttavia Andrew, spaesato dallo stile di vita misero e totalmente differente dalle sue abitudini, torna ben presto a San Francisco, in California. Nello stesso anno, la madre apprende che Cunanan è gay. Durante una discussione che ne segue, lui la sbatte contro un muro, provocandole la dislocazione di una spalla (successivi esami sul suo comportamento indicano che possa aver sofferto di psicopatia e un disturbo di personalità caratterizzato da una mancanza anormale di empatia). Facendosi mantenere dai suoi amici (in cambio di prestazioni sessuali), vive a livelli sostenutissimi, guida macchine di lusso e si spaccia per figlio di famiglia benestante. Grazie alla sua notevole bellezza, accompagnata da una cospicua intelligenza, non viene considerato un volgare prostituto, bensì un "accompagnatore", che incomincia relazioni estremamente proficue con gli esponenti (segretamente omosessuali e in genere persino sposati) della comunità degli affari. È, insomma, uno gigolò d'alto bordo, dalle prestazioni estremamente costose. La carriera criminale di Cunanan si concentra tutta nel 1997 suoi ultimi tre mesi di vita. Per ragioni non chiarite, si trasforma in un feroce assassino, uccidendo alcuni dei suoi amanti più intimi: probabilmente, per il verificarsi di un tale epilogo ha avuto un ruolo centrale il fatto che egli fosse caduto nella dipendenza da cocaina ed eroina e si fosse dedicato anche allo spaccio. Il primo omicidio avviene il 27 aprile: massacra a colpi di martello sul cranio l'amico Jeffrey Trail, 28 anni. Il 3 maggio, invece, fredda con una calibro 40 l'architetto David Madson (33 anni) vicino al Rush Lake a Rush City vicino Minneapolis. Dopo essersi spostato da Minneapolis a Chicago, il giorno dopo tortura fino a uccidere il settantaduenne Lee Miglin, costruttore edile. Il 9 maggio, per rubare una macchina, uccide William Reese, guardiano del Finn's Point National Cemetery di Pennsville: sarà il pick up rosso di Reese a portare Andrew Cunanan in Florida. Per oltre due mesi, grazie alle sue doti di trasformista, fa compiere giri a vuoto alla polizia degli Stati Uniti, che tenta invano di arrestarlo. Il 15 luglio è a Miami, dove, con un colpo di pistola, uccide ancora: questa volta la vittima è lo stilista Gianni Versace, freddato in pieno giorno davanti alla porta della sua residenza. Al tempo degli omicidi, c'era molta speculazione nei media sulle motivazioni di Cunanan, che sarebbero state legate a una diagnosi di infezione da HIV, probabilmente passatagli da uno dei suoi amanti; tuttavia, l'autopsia sul suo corpo ha rivelato che Cunanan non era sieropositivo. Le sue motivazioni rimangono quindi un mistero. Varie teorie, almeno riguardanti l'omicidio di Versace, includono l'invidia per il ruolo dello stilista come "icona gay".
La sua vita termina in una casa galleggiante, la notte del 23 luglio 1997. La presenza di Andrew all'interno dell'imbarcazione (proprietà di un piccolo truffatore, svanito nel nulla dopo la tragedia) è segnalata da un custode che, avendo udito dei rumori provenire dal natante, avverte solertemente la polizia locale. L'intervento, tempestivo, mobilita più di sette unità, fra le quali vi sono la guardia nazionale, i vigili del fuoco e l'FBI.
Arrivata sul posto, l'imbarcazione, con all'interno Cunanan, viene circondata: per fare uscire il ricercato allo scoperto vengono lanciati dei fumogeni, ma non si ottengono risultati e seguono momenti di attesa silenziosa. Quando, infine, si decide di fare irruzione, la polizia rinviene il corpo esanime del criminale: Cunanan si era ucciso, sparandosi in bocca un colpo con la calibro 40. Molti sono gli interrogativi sulla sua morte, ad esempio sul perché abbia scelto per rifugio una house boat, precludendosi così ogni possibilità di fuga. La storia si interseca con la vicenda dell'imprenditore italiano Enrico Forti che, dopo aver comprato l'house boat, mise in dubbio le teorie della polizia di Miami, in un servizio giornalistico che fece scandalo. Le ceneri di Cunanan sono interrate nel Mausoleo di Holy Cross Catholic Cemetery di San Diego, California.

venerdì 23 agosto 2019

Edward e Lorreine Warren


Edward e Lorreine Warren
Edward Warren Miney (Bridgeport, 7 settembre 1926 – Monroe, 23 agosto 2006) e Lorraine Rita Moran (Bridgeport, 31 gennaio 1927 – Monroe, 18 aprile 2019) sono stati due demonologi, ricercatori del paranormale e scrittori statunitensi.
Insieme hanno fondato nel 1952 la New England Society for Psychic Research e un Museo dell'Occulto dentro la propria casa. Hanno scritto inoltre numerosi libri sul paranormale e indagato su molti casi legati a presunte manifestazioni sovrannaturali, tra i quali quello sulla casa infestata di Amityville. Edward era un veterano della marina degli Stati Uniti della seconda guerra mondiale ed ex agente di polizia, mentre la moglie si è auto-definita chiaroveggente. Nel 1952, i Warren hanno fondato la New England Society for Psychic Research, il più antico gruppo di demonologi e cacciatori di fantasmi del New England, e aperto il The Warren's Occult Museum nel seminterrato della loro casa a Monroe, Connecticut, luogo dove conservano in massima sicurezza oggetti legati alle loro indagini. Sono anche autori di numerosi libri sul paranormale e sulle loro indagini private. Hanno affermato di aver indagato su più di 10.000 casi nel corso della loro carriera. I Warren furono responsabili della formazione di numerosi demonologi inclusi Dave Considine, Lou Gentile, e il loro nipote John Zaffis. Dopo la morte di Ed, avvenuta nel 2006, Lorraine ha continuato a indagare, spiegando che "È stato Ed stesso a farmi sapere che lui voleva che continuassi a fare questo. Quindi devo dire che lo sto facendo per lui. Lo sto facendo per onorare mio marito. Il lavoro significava molto per lui, è per questo che voglio portare avanti la sua eredità." Oltre alle indagini, Lorraine ha continuato inoltre a gestire il loro Museo dell'Occulto con l'aiuto del suo genero, Tony Spera.
Lorraine si è spenta all'età di 92 anni il 18 aprile 2019. Ed e Lorraine si sono sposati il 22 maggio 1945 ed hanno avuto una figlia, Judy.
Un elenco di vari casi in cui sono coinvolti i Warren, descritti nei libri pubblicati:
I Warren sono famosi per il loro coinvolgimento nel caso della casa infestata di Amityville, all'interno della quale la famiglia Lutz fu tormentata da fenomeni paranormali che li costrinsero a lasciare la loro casa. Stephen e Roxanne Kaplan, autori del libro The Amityville Horror Conspiracy erano convinti che si trattasse di nient'altro che di una "truffa". Nel corso di un'intervista radiofonica, la stessa Kaplan dovette però ammettere di essersi inventata di avere le prove che dimostravano che davvero si trattasse di un imbroglio. La storia della famiglia Lutz e della casa di Amityville è alla base del libro Orrore ad Amityville e dei film del 1979 e del 2005.
Altro caso molto famoso legato ai Warren. Da tali fatti è stato ispirato il film The Conjuring - Il caso Enfield.
Nel 1981, Arne Johnson fu accusato dell'uccisione del suo padrone di casa Alan Bono. Ed e Lorraine Warren furono chiamati a visitare Johnson prima dell'omicidio dal fratello minore della sua fidanzata, il quale era convinto che Arne fosse posseduto da un demone. I coniugi Warren ne accertarono la possessione. Al processo, la difesa dell'uomo puntò principalmente sulla sua effettiva mancanza di coscienza al momento dell'omicidio, causata dalla possessione, formulando il primo caso nella storia giudiziaria americana dove un avvocato difende il proprio cliente basandosi su prove di una condizione di influenza sovrannaturale. Anche Johnson si dichiarò innocente, sempre rivendicando la sua presunta possessione, ma venne ugualmente condannato. Il caso fu descritto nel libro The Devil in Connecticut di Gerald Brittle e nel film Ostaggio per il demonio. I Warren sostengono di aver esorcizzato un "lupo mannaro indemoniato" nel 1983. Il soggetto del caso, Bill Ramsey, aveva morso diverse persone, credendo di essere un lupo. Gli eventi che circondano questo caso sono stati successivamente descritti nel 1991 in un libro scritto dai Warren, Werewolf: A True Story of Demonic Possession. Nel 1970 una madre comprò la bambola come regalo per sua figlia, ma, dopo che essa cominciò a "comportarsi in modo strano" in casa, la madre decise di consultare un medium. Il medium dichiarò che la bambola ospitava lo spirito di una ragazza defunta di nome Annabelle Higgins. La donna, dopo ripetuti avvenimenti in cui la bambola si spostava da sola e aggrediva i familiari, decise di appellarsi ad Ed e Lorraine Warren che prelevarono la bambola e la misero dentro una teca di vetro nel proprio Museo dell'Occulto, classificandola come "oggetto indemoniato". Questo è uno dei casi più famosi legato ai coniugi Warren, grazie anche ai film Annabelle (2014), Annabelle 2: Creation (2017) e Annabelle 3 (2019). Jack e Janet Smurl chiesero aiuto ai coniugi Warren in quanto nella loro casa avevano luogo vari fenomeni soprannaturali che comprendevano strani suoni, odori e apparizioni. I Warren affermarono che la casa Smurl era infestata da tre spiriti e che un demone avrebbe violentato Jack e Janet Smurl. Sul caso è stato scritto il libro The Haunted e realizzato un film televisivo intitolato La casa delle anime perdute. Negli anni settanta i Warren hanno sostenuto che la casa dei Perron ad Harrisville, nel Rhode Island, fosse infestata da demoni a causa di una donna, presunta strega, chiamata Bathsheba Sherman che visse lì nel XIX secolo. La storia è raccontata nel film del 2013 L'evocazione - The Conjuring. Dopo la presunta esorcizzazione, la famiglia Perron visse lì per altri nove anni. Il cimitero di Stepney, a Londra, era creduto essere infestato dal fantasma di una "donna vestita di bianco". Al caso lavorò il vescovo Robert McKenna aiutato dai Warren e loro nipote John Zaffis. Caso simile al cimitero di Stepney. Su tale caso i coniugi Warren hanno scritto il libro Graveyard: True Hauntings from an Old New England Cemetery. Nel 1980 Carmen Snedeker e la sua famiglia si trasferirono in una casa a Southington, Connecticut, per vivere più vicino all'UConn Health Center dove il figlio di Carmen era in cura per il cancro. Nel seminterrato dell'abitazione venne ritrovata attrezzatura mortuaria, ed è stato poi accertato che la casa in passato era stata sede di un'impresa di pompe funebri. La famiglia iniziò a sostenere che nella casa vivessero dei demoni. Ed e Lorraine Warren esaminarono la casa, la quale è stata ripulita di ogni presenza, dopo un esorcismo condotto nel 1988. La storia è stata anche fonte di ispirazione del film Il messaggero - The Haunting in Connecticut. Nel Kentucky, il figlio di sei anni di Jan e Dale Foster, Cody, iniziò parlare con un amico immaginario che lui chiamava "l'Uomo". Col passare del tempo il bambino divenne sempre più aggressivo. "L'Uomo" infatti sembrava dare istruzioni a Cody di non fidarsi della propria famiglia e tentava di farlo allontanare sempre di più dai genitori. Nel frattempo nella casa iniziano a succedere fenomeni strani: i rubinetti dell'acqua si aprivano da soli, si udivano rumori di passi per la casa e le porte si aprivano e chiudevano da sole. Jan iniziò a sospettare che "l'Uomo" fosse in realtà un'entità maligna che si stava piano piano impossessando del figlio e decise di chiedere aiuto ai coniugi Warren. Ed Warren cercò di provocare l'entità per farla manifestare e questo successe puntualmente quando il tavolino sul quale stava avvenendo la discussione iniziò a tremare vistosamente. Lorraine Warren fu invece assalita da una sensazione di odio e percepì l'entità come qualcosa di estremamente pericoloso. Una notte Cody, non riuscendo a dormire, si recò nella camera dei genitori per cercare compagnia. La madre andò allora in camera con il figlio, si stese sul suo letto e quasi si addormentò, ma fu svegliata di colpo da una figura demoniaca che si stagliava di fronte ai suoi occhi. Fuggita di corsa da quella camera incontrò Cody che le chiese: «Lo hai visto anche tu, vero?» I coniugi Warren chiesero allora aiuto a uno sciamano nativo americano per provare a eliminare quell'entità. Dopo una sorta di cerimonia che somigliava molto a un esorcismo, finalmente Cody fu liberato dalla presenza di quell'essere che diceva di essere sepolto nel vicino cimitero. Cody oggi sta bene e non ricorda niente di quanto accaduto. Questo caso è diventato celebre grazie alla serie televisiva A Haunting, che ne ha tratto un episodio intitolato "Demon Child". La New England Society for Psychic Research, il gruppo più antico di demonologi e cacciatori di fantasmi, venne fondata dai coniugi nel 1952. Secondo i Warren, nella N.E.S.P.R. lavorava per le indagini una gran varietà di persone, inclusi medici, ricercatori, funzionari di polizia, infermieri, studenti universitari e membri del clero. Il caso più famoso dei Warren, quello della casa di Amityville, è stato oggetto di numerose critiche. Secondo Benjamin Radford, la vicenda è stata «smentita dai testimoni, dalle indagini e dalle prove forensi.». L'avvocato William Weber riferì che lui, Jay Anson e i coniugi Lutz "inventarono" la storia della casa infestata "dopo aver fatto uso di molte bottiglie di vino." L'autore horror Ray Garton che ha scritto un resoconto sulla presunta infestazione della famiglia Snedeker a Southington (Connecticut) ha messo in discussione la veridicità delle cose riportate nel suo libro, dicendo «La famiglia coinvolta, che stava attraversando alcuni gravi problemi come l'alcolismo e la tossicodipendenza, non riusciva a tenere in piedi la loro storia, e sono diventato molto frustrato: è difficile scrivere un libro non-fiction in cui tutte le persone coinvolte stanno dicendo storie diverse.». Solitamente le critiche rivolte ai coniugi Warren provengono da altri presunti o tali demonologi ed esperti del paranormale. Stephen Kaplan era uno di essi, ma nel corso di una trasmissione radiofonica dovette ammettere di essersi sbagliato a scagliarsi contro i Warren. Di contro i Warren hanno avuto stima di altri demonologi ed esperti del paranormale tra i quali John Zaffis, che è però loro nipote.

domenica 11 agosto 2019

Mary Toft: La donna che ha partorito conigli


Mary Toft: La donna che ha partorito conigli
Mary Toft o Tofts, nata a Denyer, Godalming, 21 febbraio 1703 e morta a Godalming, 13 gennaio 1763, è stata una truffatrice britannica, nota per essere stata protagonista di una beffa ai danni di alcuni medici, ai quali nel 1726 fece credere di aver dato alla luce una cucciolata di conigli.
La storia della donna galvanizzò l'intera l'Inghilterra, compresa la Corte Reale e vari dottori, tutti convinti della veridicità della vicenda. La bufala venne svelata solo grazie all'arguzia di Cyriacus Ahlers e altri medici che riuscirono a scoprire il trucco: la donna non faceva altro che inserire nel proprio utero pezzi di animale, per poi espellerli davanti a testimoni. Mary fu in seguito imprigionata con la pesante accusa di «vile truffa e impostura»: a causa della frode, infatti, venne mortificata l'immagine della medicina inglese e furono rovinate le carriere di vari eminenti uomini di scienza. La risonanza della vicenda fu talmente elevata che venne ripresa da celebri letterati ed artisti, primi fra tutti William Hogarth e Voltaire.
La «povera donna» era Mary Toft, contadina di 23 anni, moglie di Joshua Toft, un «povero merciaio ambulante» con cui si unì in matrimonio nel 1720, e madre di tre figli: Mary, Anne e James. Trattandosi di una contadina, le circostanze suggeriscono che quando nel 1726 Toft diventò di nuovo incinta, questa continuasse a lavorare nei campi. La gravidanza fu messa a rischio da una serie di complicazioni, tanto che ad agosto la donna iniziò ad avvertire dolori al ventre, per poi accorgersi con orrore di aver evacuato molti pezzi di carne informi, uno fra i quali era addirittura «grande quanto il mio braccio [quello della Toft]». Con tutta probabilità, le cause di quanto successo vanno ricercate in un'anomalia dell'impianto placentare, a causa della quale si sarebbe interrotto lo sviluppo dell'embrione, con conseguente espulsione di grumi di sangue e masse informi.
Nonostante sembrasse un aborto, la gravidanza continuò e, quando il 27 settembre partorì, vennero espulse solo delle parti di animali. Questi vennero subito mandati a John Howard, un ostetrico basato a Guildford con trent'anni di esperienza. Pur essendo inizialmente scettico, Howard si recò comunque dalla Toft. Inizialmente il medico non trovò nulla di strano; ciononostante, nei giorni successivi le doglie ricominciarono, e uscirono altri pezzi di carne somiglianti ad animali. Stando a un resoconto del 9 novembre, la donna in pochi giorni diede alla luce gambe di gatto soriano, gambe di coniglio, la dorsale di un'anguilla, budella e altri pezzi di animali irriconoscibili.
A questo punto la storia iniziò a fare scalpore, tanto che i suoi echi raggiunsero il 4 novembre la corte di Giorgio I d'Inghilterra, dove operava Nathaniel St André, chirurgo-anatomista del Re sin dal 1723.
Su ordine della famiglia reale, che iniziò ad interessarsi seriamente al caso, St. André e Samuel Molyneux si recarono a Guildford, dove Howard aveva condotto Mary Toft, invitando chiunque dubitasse della storia ad assistere a uno dei parti. I due, arrivati nella città il 15 novembre, rimasero impressionati: la Toft, infatti, aveva appena partorito il torso di un coniglio. St. André subito procedette con le indagini: per verificare se l'animale avesse respirato aria, immerse i suoi polmoni nell'acqua per vedere se galleggiassero - cosa che effettivamente fecero. St. André quindi proseguì con un esame medico sulla stessa Toft, giungendo alla conclusione che i conigli si fossero sviluppati all'interno delle tube di Falloppio.
Quella stessa sera, la donna ebbe nuovamente delle doglie: dal suo utero uscirono infatti un altro torso, della pelle e quindi una testa. Il re, affascinato dalla storia, decise di mandare a Guildford Cyriacus Ahlers, con l'incarico di redigere una relazione sulla vicenda: il medico arrivò nella cittadina il 20 novembre. Ahlers era notevolmente scettico, e quando arrivò non trovò affatto segni di effettiva gravidanza sulla donna; a confermare i suoi sospetti, osservò che la Toft era solita stringere le ginocchia prima dei parti, come se dovesse impedire la caduta di qualcosa. Il comportamento di Howard fu ritenuto altrettanto sospetto.
Ahlers decise dunque di non far trapelare le proprie perplessità, lasciando che i presenti pensassero che lui credesse alla storia della Toft; con una scusa, quindi, fece ritorno a Londra, portando con sé alcuni pezzi di coniglio. Esaminandoli con più cura, scoprì che questi erano stati recisi con uno strumento da taglio, notando anche tracce di paglia e di grano nei loro intestini. Il 21 novembre Ahlers scrisse le proprie impressioni prima al Re, e poi a «varie persone degne di nota e di stima»: il giorno successivo, Howard richiese al medico la restituzione dei pezzi di coniglio. Lo scetticismo di Ahlers fece preoccupare non solo Howard e St. André, ma soprattutto il Re, che subito inviò St. André ed un altro collega nuovamente a Guildford. Una volta arrivati, Howard subito li informò che la Toft aveva dato alla luce altri due conigli.
Dopo il parto, la Toft espulse anche quella che doveva essere la placenta: la donna era tuttavia molto malata, soffrendo di un incessante dolore nella parte destra dell'addome. In una mossa preventiva contro Ahlers, St. André raccolse numerose testimonianze dei prodigiosi eventi, per poi fare una dimostrazione anatomica della teoria della Toft davanti al Re ed alla corte. Dopo questi eventi, la Toft fu condotta a Londra, accompagnata da St. André e da Richard Manningham (noto ostetrico della capitale). Fu ulteriormente esaminata, e venne scoperto che la parte destra del suo addome era sensibilmente più grande del normale. Per proseguire con le indagini, Mary fu quindi portata al bordello Lacey's, presso i Leicester Fields.
Sotto la stretta supervisione di St. André, la Toft fu esaminata da decine di eminenti medici e chirurghi, fra cui John Maubray. Il Maubray suggerì che la donna potesse esser stata impressionata da un coniglio, dando così un difetto di nascita e condizionando i parti futuri. Un suo collega, James Douglas, pure credeva che il dibattito si trattasse di una bufala e, nonostante l'insistenza di St. André, continuò a rimanere diffidente. Questa posizione fu di eccezionale influenza, considerando che Douglas era uno degli anatomisti più rispettati in Inghilterra, mentre si credeva che St. André fosse diventato medico di corte solo poiché sapeva parlare fluentemente il tedesco, ovvero la lingua nativa del Re. Le cose cambiarono quando vi fu l'ascesa al potere del partito Whig, supportato sia da Manningham che da Douglas, che quindi riuscirono ad elevare il proprio status professionale. Douglas, in particolare, riteneva che una donna che partoriva conigli era tanto probabile quanto un coniglio che partorisse esseri umani, ma nonostante questo disincanto volle comunque vedere la Toft. St. André, al contrario, non fu invitato a prendere parte ai controlli.
L'inganno venne scoperto il 4 dicembre, grazie alla scaltrezza di Thomas Onslow che incominciò a indagare per conto proprio. Onslow scoprì che il marito della Toft, Joshua, il mese prima aveva acquistato un'insolita quantità di cuccioli di coniglio. Lo stesso giorno Thomas Howard raccontò di essere stato persuaso dalla suocera della Toft, Margaret, a introdurre un coniglio nella cella della donna. Mary rigettò quest'accusa, mentre Margaret sostenne di aver preso il coniglio solo per mangiarlo.
Manningham iniziò a sottoporre la Toft a estenuanti interrogatori, della durata anche di 3 o 4 ore, che però non diedero alcun risultato. A questo punto, decise di mettere in scena un bluff, prospettando alla Toft l'eventualità di un doloroso esperimento, per verificare se internamente fosse strutturata come tutte le altre donne o «in una maniera particolare che permette il convogliamento di conigli nell'utero». Alle minacce di una dolente operazione chirurgica, la donna confessò la frode il 7 dicembre, alla presenza di Manningham, Douglas, John Montagu e Frederick Calvert. Dopo l'aborto spontaneo, quando la cervice era ancora dilatata, aveva con l'aiuto di un complice inserito nell'utero le zampe e il corpo di un gatto, e la testa di un coniglio. Ammise addirittura di aver inventato una storia, secondo la quale questo fenomeno era dovuto all'inseguimento di un coniglio nell'orto, che l'avrebbe lasciata così scossa da menomarne perpetuamente il feto. Nei parti successivi, il trucco rimase uguale, ovvero quello di inserire nella vagina parti del corpo di animali vari.
Tormentata da Manningham e Douglas, certificò la natura fraudolenta degli avvenimenti sia l'8 che il 9 novembre, per poi essere incarcerata presso la prigione di Tothill, sotto l'accusa di «vile truffa e impostura».
Una volta rivelato che la vicenda della Toft si trattava solo di una mistificazione fraudolenta, i medici iniziarono ad essere pubblicamente sbeffeggiati. William Hogarth riprese l'avvenimento nell'opera Cunicularii, o The Wise Men of Godliman in Consultation (1726), dove viene raffigurata la Toft nell'atto di partorire un coniglio: la figura «F» è la Toft, «E» è il marito, «A» è St André, e «D» è Howard. Anche George Vertue ridicolizzò la vicenda, con The Surrey-Wonder, e The Doctors in Labour, or a New Wim-Wam in Guildford; quest'ultima opera, in particolare, venne divulgata nel 1727 con l'intento di burlare la figura di St André.
St André, per difendersi dai vari attacchi mediatici (che lo designarono addirittura come gulliverian, ovvero «divulgatore di storie favolose»), pubblicò il 3 dicembre un pamphlet di 40 pagine, A Short Narrative of an Extraordinary Delivery of Rabbets, con cui rivendicò la propria reputazione medica; il medico scrisse anche Some observations concerning the woman of Godlyman in Surrey, dove riportò le proprie impressioni sul caso Toft. La vita di St André, in ogni caso, fu travagliata anche una volta terminata la parabola di Mary Toft. In seguito alla morte di Samuel Molyneux per avvelenamento, il chirurgo sposò quella che era la moglie di Molyneux, Elizabeth.
Il matrimonio attirò grossi sospetti, tanto che il cugino di Molyneux ritenne St André responsabile della sua morte; quest'accusa venne obiettata con la causa per diffamazione - poi vinta - di St André. Nonostante questo apparente successo, la carriera del medico era ormai macchiata indelebilmente: sia lui che la moglie venivano sbeffeggiati a tempo inesauribile, tanto che i coniugi decisero poi di ritirarsi in campagna, dove St. André morì nel 1776, alla veneranda età di 96 anni.
Tornando al caso Toft, questo venne usato da Robert Walpole per simbolizzare il Settecento, da lui percepito come bramoso, corrotto ed illusorio. Molte altre furono tuttavia le satire che mortificarono l'immagine della medicina in Inghilterra, dove i medici tout court, considerati creduloni e sprovveduti, divennero i protagonisti indiscussi di pamphlet, testi umoristici, volantini e ballate popolari. Gli echi della notizia raggiunsero anche Voltaire, che nel suo saggio Singularités de la nature indicò il caso di Mary Toft come un esempio di come gli inglesi protestanti fossero influenzati da una Chiesa ignorante.
Dal punto di vista strettamente biografico, Mary Toft venne scarcerata l'8 aprile 1727; fece subito ritorno nel natio Surrey, dove ebbe un'altra bambina nel febbraio del 1727. Le ultime notizie di lei si hanno nel 1740, quando fu imprigionata per aver trafficato oggetti rubati, e nel 1763, anno in cui morì. Neanche la Toft sfuggì alla furia derisoria dei satiristi, che si incentrarono immediatamente sui lati più volgari della vicenda. In questo ambito, molto tagliente fu A Plain Refutation of All that Has Been Written or Said Concerning the Rabbit-Woman of Godalming (1727), dove l'analfabetismo della Toft venne riletto in chiave sessuale: «I wos a Wuman as had grate nattural parts, and a large Capassiti, and kapible of being kunserned in depe Kuntrivansis». A sbeffeggiare l'ingenuità dei medici implicati vi furono anche Alexander Pope e William Pulteney, autore della ballata satirica The Discovery.